politica svizzera
Gli elettori svizzeri respingono nettamente l’iniziativa per una neutralità più rigorosa
Gli elettori svizzeri hanno respinto con circa il 70% dei voti l’iniziativa che mirava a sancire nella Costituzione una definizione più restrittiva della neutralità, bocciando anche una proposta sulla sicurezza alimentare.

Il 27 settembre gli elettori svizzeri hanno espresso un verdetto nazionale: la neutralità deve restare adattabile. L’iniziativa «Salvaguardare la neutralità» è stata respinta dal 70,2% degli elettori, secondo Swissinfo.ch, e in tutti i 26 Cantoni la maggioranza ha votato contro. La partecipazione si è attestata attorno al 47%.
L’iniziativa intendeva iscrivere nella Costituzione un’interpretazione più restrittiva della neutralità. Avrebbe limitato la capacità del Governo di adottare sanzioni contro Stati come la Russia, a meno che non fossero approvate dal Consiglio di sicurezza dell’ONU. Proponeva inoltre limiti più severi alla cooperazione militare, compresa quella con la NATO, salvo in caso di attacco imminente.
Il voto chiude una controversia che si è intensificata dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022. La decisione del Consiglio federale di allinearsi alle sanzioni dell’Unione europea ha sottoposto la politica tradizionale della Svizzera a una pressione costante da parte dei gruppi sovranisti e dell’Unione democratica di centro, nota in tedesco come SVP e in francese come UDC.
Il risultato di domenica lascia al Governo la facoltà di reagire alle mutate condizioni di sicurezza. Dà inoltre a Berna un forte mandato popolare nella gestione dei rapporti con l’Europa, la Russia e le istituzioni di sicurezza occidentali.
Mantenere flessibile la neutralità
L’elettorato ha respinto una camicia di forza costituzionale, mantenendo la neutralità al centro dell’identità svizzera. Lukas Golder, codirettore dell’istituto demoscopico gfs.bern, ha dichiarato alla SRF che gli elettori non hanno respinto la neutralità in sé. Hanno scelto una versione più «sfumata», che lascia a Parlamento e Consiglio federale «margine di manovra».
Questa flessibilità ha un peso concreto. La Svizzera può continuare a imporre sanzioni in risposta a violazioni del diritto internazionale, coordinarsi con i partner europei e adeguare la propria politica di sicurezza all’evolversi delle minacce. I sostenitori dell’iniziativa sostenevano che simili misure compromettessero il ruolo storico del Paese quale intermediario indipendente e indebolissero il suo impegno a favore della pace. Hanno inoltre messo in discussione il confine tra cooperazione in materia di sicurezza e allineamento militare.
Marianne Binder-Keller, consigliera agli Stati del Centro, ha affermato che la proposta avrebbe potuto condurre la Svizzera a un «isolamento totale» di fronte alle nuove sfide in materia di sicurezza. Ha descritto il risultato come un sostegno al posto della Svizzera nell’architettura di sicurezza occidentale basata sulle regole, compresa la cooperazione e l’adozione di sanzioni in caso di violazione del diritto internazionale.
Stephan Rietiker, presidente di Pro Schweiz, organizzazione promotrice dell’iniziativa, ha sostenuto che la cooperazione non dovrebbe trasformarsi in un’integrazione nelle strutture militari della NATO. La campagna non è riuscita a convincere la maggioranza degli elettori che le modifiche costituzionali avrebbero permesso di mantenere questa distinzione.
Misurare la battuta d’arresto di Blocher
La bocciatura ha anche messo in luce i limiti dell’influenza politica di Christoph Blocher. Secondo quanto riferito, l’ex consigliere federale e miliardario avrebbe speso quasi 4 milioni di CHF a sostegno dell’iniziativa. I giornali svizzeri hanno descritto il risultato come una battuta d’arresto personale e una pesante sconfitta per l’UDC, che ha fatto della neutralità rigorosa una questione centrale.
Il Corriere del Ticino ha definito il voto un «verdetto definitivo» per chi vorrebbe la neutralità rigorosa fine a sé stessa. La NZZ ha descritto l’esito come «irrevocabile». I giornali di Tamedia hanno riferito che Blocher non è riuscito a convincere nemmeno il proprio partito, mentre Blick ha interpretato il risultato come prova di un graduale calo della sua influenza.
Il risultato si aggiunge ad altri esiti difficili alle urne per l’UDC nel corso del 2026 e complica gli sforzi del partito di presentare la neutralità come una prova diretta della sovranità nazionale. Diversi giornali hanno inoltre collegato la sconfitta alla prossima grande sfida politica del partito, i rapporti con l’Unione europea, nella quale si prevede che la figlia di Blocher, Magdalena Martullo-Blocher, svolgerà un ruolo di primo piano.
Il voto dimostra che le risorse investite in una campagna possono garantire visibilità, ma non assicurano un cambiamento costituzionale. Gli elettori di tutte le regioni linguistiche e geografiche hanno respinto la proposta, dando all’attuale linea del Governo la più forte approvazione elettorale finora ottenuta.
Seguire la guerra dell’informazione
La campagna si è svolta sotto l’osservazione dei responsabili svizzeri della sicurezza e di ricercatori sulle ingerenze straniere. La Segreteria di Stato della politica di sicurezza ha dichiarato di aver osservato «operazioni di disinformazione coordinate e clandestine» prima del voto, precisando tuttavia di non ritenere che attori stranieri abbiano avuto un impatto decisivo sul risultato.
Anche i media statali russi sono intervenuti apertamente. RT DE ha pubblicato numerosi articoli sull’iniziativa sulla neutralità, compresi contenuti in svizzero tedesco con errori linguistici e dall’aspetto artificiale. Lo storico britannico Ian Garner ha affermato che l’operazione puntava sulla quantità: articoli ripetuti miravano a creare familiarità, anziché affidarsi a un singolo intervento decisivo.
All’inizio del 2026, RT si era già inserita in un dibattito svizzero distinto, quello sul canone radiotelevisivo. Ha pubblicato due articoli d’opinione con la stessa firma, uno a sostegno e uno contro la proposta. Ruslan Trad del Digital Forensic Research Lab dell’Atlantic Council ha definito l’episodio un’operazione d’influenza da manuale, perché aveva posto RT al centro di un acceso dibattito interno e verificato quale impostazione si sarebbe diffusa nei media svizzeri.
La campagna sulla neutralità era importante per Mosca perché un’approvazione avrebbe limitato la capacità della Svizzera di applicare le sanzioni dell’Unione europea imposte dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Il voto non ha dimostrato che la propaganda straniera sia inefficace, ma ha fornito alle autorità svizzere elementi da esaminare mentre rafforzano l’alfabetizzazione mediatica e la resilienza democratica.
Bocciare il piano sulla sicurezza alimentare
Anche l’iniziativa sulla sicurezza alimentare è stata respinta nettamente: il 72,5% degli elettori ha votato no e tutti i Cantoni l’hanno bocciata. I suoi sostenitori volevano aumentare l’autosufficienza alimentare nazionale, proteggere le acque sotterranee e passare da un modello produttivo incentrato sull’allevamento a un’alimentazione più vegetale.
La proposta ha riunito agricoltura, protezione dell’ambiente e abitudini dei consumatori in un unico dibattito costituzionale. La maggioranza nazionale non ha voluto approvare questi cambiamenti tramite un’iniziativa, nonostante le preoccupazioni di lunga data per la dipendenza della Svizzera dalle importazioni, la pressione sulle risorse idriche e il costo ambientale dell’allevamento intensivo.
Nel loro insieme, i due voti mostrano una preferenza per decisioni politiche graduali anziché per ampie prescrizioni costituzionali. L’elettorato ha lasciato al Consiglio federale e al Parlamento la responsabilità di gestire neutralità, sanzioni e cooperazione in materia di sicurezza. Ha inoltre respinto un intervento dettagliato sulla struttura della produzione alimentare, lasciando la politica agricola alla legislazione vigente e ai futuri negoziati parlamentari.
I risultati influenzeranno l’agenda politica anche dopo la domenica di votazione. Berna può continuare a coordinare le sanzioni con i partner europei, preservando al contempo la neutralità formale del Paese. Agricoltori, associazioni ambientaliste e aziende alimentari continueranno a discutere quanta produzione la Svizzera dovrebbe mantenere sul territorio e come proteggere le risorse naturali. Con una partecipazione vicina al 47%, il voto ha prodotto un risultato netto senza attirare alle urne una quota insolitamente elevata dell’elettorato.
Mettere a frutto il mandato
Il referendum lascia alla Svizzera una politica di neutralità flessibile e un Governo rafforzato dal voto. Il Consiglio federale può continuare a decidere quando sanzioni, coordinamento diplomatico e partenariati in materia di sicurezza sono nell’interesse della Svizzera, senza i limiti costituzionali supplementari proposti da Pro Schweiz e dai sostenitori dell’UDC.
Questo mandato sarà sottoposto a pressioni da più fronti. La guerra della Russia contro l’Ucraina continua a mettere alla prova i limiti della neutralità. I governi europei osserveranno se Berna manterrà l’allineamento al loro regime di sanzioni. I critici interni continueranno a sostenere che ogni nuovo passo verso la cooperazione erode la distanza che la Svizzera ha storicamente mantenuto dalle alleanze militari.
La bocciatura fissa inoltre un’asticella alta per le future iniziative. Qualsiasi tentativo di rimettere in discussione la neutralità dovrà spiegare in termini concreti le conseguenze per le sanzioni, la cooperazione internazionale e la sicurezza nazionale. Gli appelli generici alla sovranità non sono bastati in nessun Cantone.
Per gli elettori svizzeri, la decisione di domenica ha preservato l’equilibrio esistente tra indipendenza e impegno concreto. Ha confermato che la neutralità resta un principio politico di grande forza, lasciando alle istituzioni elette il compito di applicarla a eventi imprevedibili. La prossima prova arriverà attraverso le decisioni politiche a Berna, non con un’altra riscrittura della Costituzione.