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Swiss Observer

Il Consiglio degli Stati chiede regole più severe per l’uso della croce svizzera

Il Consiglio degli Stati ha sostenuto regole più severe «Swiss Made» che impedirebbero ai prodotti fabbricati all’estero di utilizzare la croce svizzera, contestando una recente prassi in materia di proprietà intellettuale che consentiva l’etichetta «Swiss Engineering». La misura intende proteggere i produttori nazionali e il valore del marchio svizzero.

AI24 settembre 2026Il nostro processo editoriale
Il Consiglio degli Stati chiede regole più severe per l’uso della croce svizzera
AISWI swissinfo.ch

Il 24 settembre 2026, 32 senatori hanno sostenuto una protezione più rigorosa della croce svizzera. Il Consiglio degli Stati ha approvato una mozione che impedirebbe ai prodotti fabbricati all’estero di esibire l’emblema nazionale svizzero, ponendo l’identità «Swiss Made» al centro di una nuova controversia in materia di proprietà intellettuale.

La decisione fa seguito a un cambiamento di prassi introdotto a marzo dall’Istituto Federale della Proprietà Intellettuale (IPI). Secondo questo approccio, un prodotto fabbricato fuori dalla Svizzera può recare la croce svizzera anche se riporta la dicitura «Swiss Engineering». La maggioranza del Consiglio degli Stati ha affermato che questa interpretazione indebolisce l’esclusività dell’emblema e rischia di incoraggiare le aziende a trasferire la produzione all’estero mantenendo un’identità visiva svizzera.

La mozione è stata approvata con 32 voti contro 5, ma le regole non cambiano immediatamente. Il Consiglio nazionale deve ancora esaminare la mozione. Anche il Consiglio federale ha rinunciato a modificare la legge prima che l’IPI completi una valutazione più ampia delle norme che disciplinano lo «Swissness» e dei loro effetti sulle imprese.

Per i produttori, la controversia riguarda molto più del packaging. Nei mercati d’esportazione, la croce svizzera rimane un prezioso segnale di origine, qualità e identità nazionale. Qualsiasi cambiamento potrebbe influire sul modo in cui le aziende presentano ai consumatori la ricerca, il design e la produzione.

La vertenza con On ha ridisegnato le regole

Il cambiamento di prassi dell’IPI del marzo 2026 ha dato origine alla controversia. È intervenuto dopo una lunga vertenza che ha coinvolto l’azienda calzaturiera svizzera On, che ha contestato con successo alle autorità l’uso della croce svizzera su prodotti associati alla designazione «Swiss Engineering».

L’interpretazione riveduta riconosce il ruolo delle aziende svizzere nella ricerca e nello sviluppo. Un’azienda può svolgere in Svizzera attività di ingegneria e innovazione e fabbricare un prodotto altrove. Secondo l’approccio dell’IPI, questo legame può giustificare l’uso della croce svizzera insieme alla dicitura «Swiss Engineering». I prodotti fabbricati in Svizzera possono continuare a utilizzare l’affermata etichetta «Swiss Made».

La mozione del Consiglio degli Stati mira a revocare la prassi il più rapidamente possibile. I suoi sostenitori sostengono che l’emblema dovrebbe indicare un chiaro legame con la produzione, e non un legame limitato al design, all’ingegneria o all’origine dell’azienda. Affermano inoltre che i consumatori potrebbero avere difficoltà a distinguere un prodotto fabbricato in Svizzera da uno sviluppato da un’azienda svizzera ma prodotto all’estero.

Il governo ha messo in guardia dal trarre conclusioni prima della verifica dell’IPI. Ha dichiarato che i tribunali potrebbero esaminare la prassi riveduta se un’azienda utilizzasse il marchio su prodotti venduti in Svizzera. La situazione giuridica dell’emblema resta quindi contestata mentre il Parlamento valuta i prossimi passi.

Le piccole imprese difendono la produzione svizzera

Per i piccoli produttori, l’emblema è uno dei pochi vantaggi competitivi a disposizione. Nel dibattito al Consiglio degli Stati sono state messe in evidenza aziende che mantengono la produzione in Svizzera e impiegano lavoratori nel Paese, ma non gestiscono stabilimenti all’estero. Per queste imprese, la croce svizzera può costituire un elemento distintivo in mercati affollati.

I sostenitori della mozione affermano che queste aziende sarebbero direttamente svantaggiate se i prodotti fabbricati all’estero potessero esibire lo stesso simbolo nazionale con una dicitura più ampia relativa all’ingegneria. Un produttore nazionale deve sostenere i costi dei salari svizzeri, degli stabilimenti e della conformità normativa mentre compete con prodotti che possono avvalersi di reti di produzione internazionali. Secondo i promotori della mozione, l’interpretazione attuale potrebbe ridurre il valore degli investimenti nella produzione locale.

Il materiale di partenza non indica le aziende interessate per cantone né fornisce dati sull’occupazione. Presenta tuttavia la questione come una preoccupazione nazionale per le piccole e medie imprese, non soltanto come un disaccordo sul marchio tra grandi esportatori e autorità di regolamentazione. La produzione svizzera spazia dai macchinari specializzati e dalla tecnologia medica ai beni di consumo, e le aziende fanno affidamento sulla propria reputazione nei mercati esteri.

Il contesto economico generale è difficile. Gli esportatori svizzeri devono fare i conti con un franco forte e con la pressione dei dazi statunitensi: il valore attribuito alle indicazioni di origine è quindi particolarmente importante per le imprese che puntano sulla qualità anziché sui prezzi bassi.

Il prossimo passo spetta alla Camera bassa

La prossima decisione spetta al Consiglio nazionale. Finché non si sarà pronunciato, la mozione del Consiglio degli Stati resterà un mandato politico e non una nuova restrizione sui prodotti. Nel frattempo, l’IPI sta valutando le disposizioni legate allo «Swissness» e il loro impatto sulle aziende, mentre il Consiglio federale ha scelto di attendere i risultati di questa verifica prima di proporre una legge.

Il risultato dipende ora da diverse istituzioni. Il Parlamento può promuovere un divieto sancito dalla legge dell’uso della croce svizzera per i prodotti fabbricati all’estero. L’IPI può precisare la propria prassi amministrativa. I tribunali potrebbero intervenire se un’azienda applicasse il marchio contestato a prodotti venduti in Svizzera. Ciascuna strada potrebbe comportare tempi diversi per le aziende che aggiornano il packaging, i marchi e le strategie d’esportazione.

La distinzione di fondo è precisa: le aziende svizzere possono svolgere attività di ricerca e sviluppo in Svizzera, mentre la produzione avviene altrove. La maggioranza del Consiglio degli Stati vuole che questa distinzione si rifletta chiaramente nell’uso dell’emblema nazionale. Il Consiglio federale non ha condiviso questa conclusione e non vuole anticipare l’esito della verifica in corso.

Per i consumatori e i produttori, la situazione immediata resta incerta. Il Consiglio degli Stati ha lanciato un segnale forte, con 32 voti a favore e 5 contrari, ma le regole definitive dipenderanno dalla Camera bassa, dalla verifica dell’IPI e da eventuali successive azioni legali.