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Swiss Observer

La riforma della Posta suscita critiche da sinistra e da destra

I piani di revisione delle leggi che disciplinano la Posta svizzera sono stati criticati da entrambi gli schieramenti politici. Le imprese chiedono un maggiore accesso al mercato, mentre i partiti di sinistra e le autorità regionali temono una riduzione dei servizi e una rete postale meno capillare dal 2030.

La riforma della Posta suscita critiche da sinistra e da destra
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La consultazione si è conclusa giovedì, suscitando obiezioni da entrambi gli estremi dello spettro politico. La revisione della legge sulle poste proposta dal Governo svizzero intende aggiornare le regole per un’azienda confrontata con il calo della domanda di posta tradizionale e l’espansione delle attività commerciali. La proposta ha aperto un dibattito su quali prestazioni la Posta debba fornire in quanto servizio nazionale e su quanto liberamente possa competere al di là di questo mandato.

Il progetto è stato posto in consultazione nel giugno 2026. La Posta ha accolto favorevolmente la proposta alla chiusura della procedura, il 15 ottobre, mentre le organizzazioni economiche hanno sostenuto che il pacchetto non va abbastanza lontano nell’apertura del mercato. Hanno inoltre criticato quelli che hanno definito limiti troppo permissivi alle acquisizioni aziendali.

I partiti di sinistra e le autorità regionali si sono concentrati su un’altra conseguenza. Si oppongono alle riduzioni dei servizi previste dal 2030, avvertendo che le modifiche potrebbero rendere la rete postale meno capillare e ridurre il numero di giorni di recapito. Queste preoccupazioni hanno un peso particolare in un Paese in cui gli uffici postali e gli itinerari di recapito restano parte dell’infrastruttura di base che collega i centri urbani, i piccoli comuni e le località più remote.

Con la conclusione della consultazione, il conflitto entra ora nella fase successiva dell’iter legislativo. Il Governo dovrà soppesare le richieste di maggiore flessibilità commerciale con l’opposizione a qualsiasi ridimensionamento del servizio su tutto il territorio nazionale.

Le imprese chiedono una maggiore apertura del mercato

Le imprese chiedono un’apertura più ampia del mercato e un controllo più rigoroso sulle acquisizioni. Le loro critiche riguardano il quadro commerciale della Posta, che ha ampliato le proprie attività oltre il tradizionale mandato postale mentre i volumi di lettere diminuiscono. Il progetto di legge intende rispondere a questo cambiamento, ma gli ambienti economici ritengono che lasci troppo poco spazio alla concorrenza.

Le obiezioni vanno in due direzioni. Le aziende che chiedono un maggiore accesso al mercato postale vogliono più spazio per competere con la Posta e contestarne la posizione nelle attività affini. Al tempo stesso, hanno criticato come troppo permissive le restrizioni del progetto sulle acquisizioni aziendali. La consultazione ha quindi fatto emergere un disaccordo non solo sulle dimensioni del mercato, ma anche sulle garanzie che dovrebbero disciplinare le future espansioni.

La Posta ha difeso l’approccio del Governo. L’azienda afferma di aver bisogno di margine di manovra per adeguarsi ai cambiamenti della domanda e all’estensione delle proprie attività oltre i servizi postali essenziali. Ha definito il modello proposto «regolamentazione dinamica», una formula che riflette la sua preferenza per regole capaci di adattarsi ai cambiamenti dei volumi e alle pressioni commerciali.

I dettagli del disegno di legge definitivo determineranno fino a che punto i concorrenti privati potranno entrare nel mercato e con quale rigore saranno esaminate le future acquisizioni che coinvolgono la Posta o aziende a essa collegate.

Le regioni difendono l’accesso ai servizi locali

Le riduzioni previste dal 2030 hanno fatto della rete postale la questione più delicata della riforma. I partiti di sinistra e le autorità regionali temono che un minor numero di servizi e di giorni di recapito penalizzi le comunità che dipendono dall’accesso locale agli sportelli postali, al recapito e ai servizi correlati.

Le informazioni disponibili non specificano quanti sportelli o giri di recapito sarebbero interessati. Indicano però la direzione prevista: il Governo sta preparando modifiche che consentirebbero una riduzione dei servizi dopo il 2030, mentre i critici avvertono che il risultato potrebbe essere una rete meno capillare. Per i Cantoni e i Comuni, la preoccupazione è tanto pratica quanto politica. Una riduzione può essere gestibile in una grande città, ma più difficile da assorbire nelle zone scarsamente popolate, dove le alternative sono limitate.

Le autorità regionali si sono unite ai partiti di sinistra nell’opporsi al piano, portando al centro del dibattito il futuro dei servizi locali. La loro posizione riflette la struttura federale della Svizzera, nella quale Cantoni e Comuni hanno un interesse diretto nel modo in cui le infrastrutture nazionali raggiungono la popolazione.

La consultazione non ha portato a un compromesso condiviso. Ha chiarito la sfida che attende i legislatori: ogni misura di efficienza sarà valutata in base al suo impatto sull’affidabilità e sulla capillarità dei servizi in tutto il Paese.

I legislatori chiamati a trovare un equilibrio

Nella prossima fase il Governo dovrà conciliare la riforma commerciale con l’obbligo di garantire un servizio su tutto il territorio nazionale. La consultazione è terminata, ma le richieste contrapposte restano ben definite. Le organizzazioni economiche chiedono un accesso più ampio al mercato e regole più rigorose sulle acquisizioni aziendali. I partiti di sinistra e le autorità regionali vogliono tutelare la rete e la frequenza del recapito oltre il 2030. La Posta vuole sufficiente flessibilità per adeguarsi al calo della domanda di posta tradizionale.

Questa tensione è già emersa in precedenti dibattiti sulla riforma postale. La rete nazionale della Posta è stata in passato criticata da sindacati e ambienti regionali, anche durante la riorganizzazione della rete riferita nel 2018. La proposta attuale inserisce il dibattito in una trasformazione più ampia dell’attività postale, in cui la corrispondenza è in calo e le attività commerciali assumono un’importanza crescente.

Il Governo dovrà ora valutare le risposte alla consultazione prima di portare avanti la legislazione. La formulazione definitiva avrà più importanza dei principi generali annunciati finora. Determinerà i limiti della libertà commerciale della Posta, il controllo sulle acquisizioni e le condizioni associate alle riduzioni dei servizi.

Per la popolazione, la verifica concreta sarà semplice: capire se le nuove regole manterranno un accesso affidabile ai servizi, consentendo al contempo all’operatore postale nazionale di adeguarsi a un mercato in evoluzione.