cittadinanza svizzera
Il Parlamento svizzero respinge la proposta di semplificare la naturalizzazione
Il Parlamento svizzero ha respinto una proposta volta a semplificare la procedura di naturalizzazione. La decisione mantiene in vigore il quadro attuale in materia di cittadinanza e giunge mentre prosegue il dibattito sulla durata della residenza in Svizzera richiesta prima di poter presentare una domanda.

34 voti contrari e 9 favorevoli hanno mantenuto in vigore il quadro attuale della naturalizzazione in Svizzera, dopo che il Consiglio degli Stati ha respinto una proposta volta ad abbreviare il percorso verso la cittadinanza. La decisione fa seguito al respingimento dell’iniziativa da parte del Consiglio nazionale con una maggioranza dei due terzi in aprile.
La proposta avrebbe introdotto il diritto di chiedere la cittadinanza svizzera dopo cinque anni di residenza legale, riducendo la soglia attuale di 10 anni citata nel dibattito. Mirava inoltre a eliminare i periodi minimi di residenza stabiliti da Cantoni e Comuni, modifiche che avrebbero spostato gli equilibri tra autorità federali, cantonali e locali.
I voti parlamentari chiudono la via legislativa a una procedura semplificata, ma non risolvono la questione. L’iniziativa sarà comunque sottoposta al voto popolare in una data ancora da annunciare. Il Governo non presenterà un controprogetto, lasciando all’elettorato il compito di scegliere tra il sistema attuale e la richiesta dei promotori di un percorso verso la cittadinanza più breve e uniforme.
Il piano dei cinque anni si scontra con la regola dei dieci
Cinque anni di residenza legale erano la richiesta centrale dell’iniziativa. I sostenitori sostenevano che, rispetto agli standard europei, le norme svizzere sulla cittadinanza impongono ostacoli insolitamente elevati, in particolare alle persone provenienti da Paesi al di fuori dell’Unione europea e dell’AELS.
Secondo il quadro normativo descritto nel dibattito, i cittadini dell’UE e dell’AELS possono in genere ottenere un permesso C dopo cinque anni con un permesso B. Di norma devono poi risiedere ininterrottamente in Svizzera per altri cinque anni prima di poter chiedere la naturalizzazione. Ne risulta un percorso di circa 10 anni prima di poter presentare una domanda, fatte salve le altre condizioni legali.
Per molti cittadini di Paesi terzi il percorso è più difficile. Secondo l’articolo fonte, per passare da un permesso B a un permesso C occorrono 10 anni di residenza ininterrotta. Questa distinzione riflette i diversi regimi di soggiorno svizzeri per i cittadini europei ed extraeuropei ed è diventata un tema centrale per i promotori, che sostengono che il sistema tratti i richiedenti in modo diverso a seconda della loro origine.
Per ottenere la naturalizzazione occorre inoltre soddisfare i requisiti d’integrazione e le altre condizioni previste dalla legge. La proposta si concentrava sulla durata della residenza e sulla riduzione della discrezionalità locale, senza puntare a eliminare questi requisiti più ampi.
I Cantoni difendono il proprio ruolo nella procedura
Marianne Binder-Keller ha affermato che la proposta andava troppo oltre, avvertendo che una regola nazionale più breve sulla residenza avrebbe potuto consentire la naturalizzazione di persone il cui legame con la Svizzera non fosse ancora consolidato. Binder-Keller, portavoce della commissione, ha inoltre difeso il mantenimento dei periodi minimi di residenza cantonali e comunali.
La maggioranza del Consiglio degli Stati ha convenuto che la ripartizione delle competenze tra Confederazione, Cantoni e Comuni è chiaramente definita e ha dato buoni risultati. La Camera ha quindi respinto un trasferimento di competenze nella procedura di naturalizzazione.
Questa posizione rispecchia la struttura stessa della cittadinanza svizzera. I richiedenti si confrontano con diversi livelli di governo e le autorità locali continuano a far parte della procedura. I sostenitori della riforma considerano questo sistema federale una fonte di disparità e ritardi. Gli oppositori lo vedono invece come una garanzia che permette alle comunità di valutare se i richiedenti si siano stabiliti e integrati nel contesto locale.
La maggioranza parlamentare ha ora sostenuto la continuità a tutti i livelli. Per cambiare la situazione, gli elettori dovranno ribaltare questa posizione alle urne: non saranno i parlamentari a riesaminare l’iniziativa nell’ambito della legislazione ordinaria.
La decisione passa alle urne
La proposta passa ora dal Parlamento al popolo, mentre la data della votazione resta ancora da definire. Gli elettori decideranno se la Svizzera debba mantenere l’attuale quadro in materia di residenza oppure introdurre il diritto di chiedere la cittadinanza dopo cinque anni.
La campagna a favore della riforma presenta la naturalizzazione come una questione di pari partecipazione politica. I suoi rappresentanti sostengono che la cittadinanza non dovrebbe dipendere così tanto dall’origine di una persona e affermano che le norme sono particolarmente restrittive per i cittadini di Paesi terzi. Il loro discorso inserisce il requisito della residenza in un dibattito più ampio sull’integrazione, sui diritti politici e sulla condizione delle persone che hanno costruito la propria vita in Svizzera senza avere un passaporto svizzero.
Il respingimento in Parlamento offre agli oppositori un chiaro punto di partenza. Possono richiamarsi all’attuale ripartizione dei poteri e sostenere che i requisiti locali di residenza contribuiscano a garantire un legame duraturo con un Comune e un Cantone. I sostenitori condurranno la campagna puntando sulla durata e sulla complessità del percorso, soprattutto per i residenti non europei.
Finché non sarà fissata la votazione, la situazione giuridica rimarrà invariata. I richiedenti dovranno continuare a rispettare i requisiti federali, cantonali e comunali attuali, mentre la controversia politica si sposterà in una campagna nazionale.