referendum svizzero
Referendum sulla neutralità svizzera, in gioco l’identità di politica estera del Paese
Il 27 settembre gli elettori svizzeri saranno chiamati a decidere se il Paese debba adottare un’interpretazione più restrittiva della neutralità. La votazione è diventata una prova decisiva per l’identità di politica estera della Svizzera, mentre gli oppositori avvertono che regole più rigide potrebbero limitare la capacità del Paese di reagire alle crisi internazionali.

Oltre il 60% degli elettori interpellati respinge ora la proposta, trasformando il referendum di domenica in una prova di come la Svizzera definisce il proprio posto in un’Europa divisa. Il 27 settembre i cittadini voteranno per decidere se inserire nella Costituzione federale una versione più rigorosa della neutralità. L’iniziativa imporrebbe alla Svizzera di rimanere permanentemente neutrale sul piano militare, limiterebbe la cooperazione con la NATO e vieterebbe le sanzioni, salvo autorizzazione delle Nazioni Unite.
Ci si attende una chiara bocciatura. Un secondo sondaggio gfs.bern per la Società svizzera di radiotelevisione ha rilevato che il 63% è contrario alla misura e il 34% è favorevole. Il sostegno è diminuito con il progredire della campagna, lasciando l’iniziativa confrontata con l’opposizione del governo, del Parlamento e di quasi tutti i principali partiti politici.
La votazione ha un’importanza che va oltre la sua formulazione giuridica. La neutralità svizzera è un elemento centrale dell’identità nazionale, legato alla tradizione militare, alle istituzioni umanitarie e al ruolo del Paese nell’ospitare negoziati internazionali. L’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia e la decisione di Berna di adottare le sanzioni dell’Unione europea hanno costretto gli elettori a valutare cosa consenta la neutralità quando uno Stato europeo attacca un altro. La votazione chiede se la Svizzera debba preservare un margine di manovra diplomatica o vincolare i futuri governi a una dottrina più restrittiva.
L’iniziativa riscriverebbe la neutralità
L’iniziativa sancirebbe nella Costituzione tre importanti limitazioni. Chiede che la neutralità sia «armata e perpetua», una formulazione volta a rendere il principio permanente e giuridicamente vincolante. La Svizzera non potrebbe stringere legami più stretti con la NATO e potrebbe aderire a un’alleanza militare solo se il Paese stesso fosse attaccato.
La proposta vieterebbe inoltre le sanzioni svizzere, salvo quelle imposte in base a un mandato delle Nazioni Unite. Questa disposizione prende di mira la politica adottata dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando Berna si è allineata alle misure economiche dell’Unione europea contro Mosca. I sostenitori affermano che tali sanzioni hanno compromesso la credibilità della Svizzera quale Stato neutrale. I critici sostengono che rifiutarsi di reagire a un’aggressione ridurrebbe la neutralità a passività.
La Svizzera mantiene una posizione neutrale dal 1516, con un riconoscimento internazionale formalizzato nel 1815. Le sue forze armate e la sua politica di sicurezza hanno tradizionalmente sostenuto questo status. I promotori dell’iniziativa sostengono che una formulazione costituzionale proteggerebbe la Svizzera da una graduale integrazione nelle strutture di sicurezza europee. Samuel Sommaruga, uno dei principali sostenitori, afferma che il Paese potrebbe essere «risucchiato nella NATO» e perdere il proprio ruolo di mediatore e di sede di organizzazioni internazionali.
Gli oppositori vedono un rischio diverso. A loro avviso, una regola rigida priverebbe il governo della possibilità di adeguare la propria politica durante le crisi, comprese quelle che minacciano le regole da cui dipendono la sicurezza e la prosperità della Svizzera.
I sondaggi mostrano opposizione in tutta la Svizzera
L’opposizione si è estesa alle diverse regioni e fasce di elettori. Nella Svizzera tedesca, il 64% ha dichiarato di voler respingere l’iniziativa. Nella Svizzera francese, l’opposizione è salita al 63%. La Svizzera italiana resta la regione in cui la contesa è più serrata, con il 48% favorevole alla proposta e il 47% contrario.
L’ultimo sondaggio mostra inoltre che l’iniziativa perde terreno tra gli elettori senza affiliazione partitica. Ora la maggioranza di loro è contraria, dopo che nel primo sondaggio oltre la metà era favorevole. Nell’intero spettro politico, gli elettori dei Verdi liberali hanno registrato l’opposizione più netta, pari al 96%, mentre l’UDC resta l’unico grande partito i cui elettori sostengono la misura, con il 77% di favorevoli.
Questa distribuzione del sostegno lungo le linee di partito conferisce alla campagna un chiaro baricentro politico. L’UDC, il maggiore partito svizzero, sostiene l’iniziativa fin dall’inizio. Tra gli oppositori figurano il Partito socialista, i Verdi, i Verdi liberali, il PLR e il Centro, anche se singoli sostenitori si sono fatti avanti in diversi partiti.
La divisione regionale è significativa, perché i dibattiti di politica estera in Svizzera riflettono spesso la geografia linguistica e culturale del Paese. Gli ultimi dati mostrano che la proposta non riesce a ottenere la maggioranza in nessuna regione linguistica. Anche gli elettori con un livello di formazione formale più basso, inizialmente più inclini a sostenere l’iniziativa, ora la respingono con il 54%.
La neutralità sotto pressione internazionale
La campagna ha trasformato la neutralità in una disputa sulla responsabilità, non semplicemente sul non allineamento. Il ministro degli affari esteri Ignazio Cassis afferma che la Svizzera ha sempre applicato la neutralità con flessibilità. Ha inoltre respinto l’idea che uno Stato neutrale debba ignorare le violazioni del diritto internazionale, sostenendo che «neutralità non significa indifferenza».
Questa posizione riflette la più ampia preoccupazione del governo: un divieto costituzionale delle sanzioni potrebbe impedire a Berna di reagire quando le Nazioni Unite sono bloccate o tardano ad agire. Potrebbe anche complicare la prassi consolidata della Svizzera di coordinare la politica economica con i partner europei pur restando fuori dall’Unione europea.
Jean-Daniel Ruch, ex diplomatico svizzero e sostenitore dell’iniziativa, afferma che Berna ha danneggiato la propria reputazione assumendo, a suo avviso, una posizione troppo dura contro la Russia e una debole nei confronti di Israele. Descrive il referendum come un’occasione per ripristinare la credibilità della neutralità.
Gli oppositori replicano che la neutralità non ha mai significato trattare allo stesso modo ogni governo o restare in silenzio durante un conflitto armato. Samuel Bendahan, parlamentare socialista, ha avvertito che il presidente russo Vladimir Putin accoglierebbe con favore un voto svizzero a favore dell’iniziativa. Mosca ha già elogiato la proposta e accusato Berna di aver abbandonato il proprio status neutrale dopo l’adozione delle sanzioni dell’UE da parte della Svizzera.
La disputa va oltre gli effetti giuridici immediati della votazione. Inciderà sul modo in cui i governi stranieri valutano la disponibilità della Svizzera a imporre costi, mediare nelle controversie e cooperare con le istituzioni europee.
Un no lascerebbe aperto il dibattito
Una bocciatura manterrebbe il quadro attuale, lasciando però aperta la disputa. Il governo e il Parlamento conserverebbero il margine di discrezionalità per interpretare la neutralità con il mutare delle condizioni internazionali. Questa flessibilità potrebbe consentire sanzioni, diplomazia umanitaria e una cooperazione selettiva con i partner europei in materia di sicurezza, mantenendo al contempo la Svizzera fuori dalle alleanze militari formali.
I sostenitori considererebbero un no un avvertimento: il Paese avrebbe lasciato erodere la propria identità tradizionale. Sommaruga afferma che, senza una definizione costituzionale chiara, la Svizzera rischia di essere vista all’estero come un Paese che ha abbandonato del tutto la neutralità. Per i promotori dell’iniziativa, il referendum difende la sovranità e il ruolo consolidato del Paese quale mediatore indipendente.
Gli ultimi dati conferiscono agli oppositori un netto vantaggio, ma il voto avrà comunque un peso diplomatico. La risposta della Svizzera ai conflitti futuri sarà valutata alla luce delle definizioni contrapposte emerse durante la campagna: neutralità come rigida barriera giuridica oppure neutralità come politica compatibile con le sanzioni e la critica delle aggressioni.
Gli elettori decideranno anche su una distinta iniziativa alimentare che mira a portare l’autosufficienza nazionale dal 42% nel 2024 al 70%. Anche questa proposta dovrebbe essere respinta. Nel loro insieme, le votazioni sottopongono all’elettorato la resilienza nazionale, le pressioni esterne e i limiti dell’azione governativa. Il voto sulla neutralità sarà la prova più importante per l’identità della politica estera svizzera.