Svizzera
Alleanza svizzera lancia la sfida referendaria contro l’accordo commerciale con il Mercosur
Un’alleanza contraria all’accordo di libero scambio della Svizzera con il Mercosur ha iniziato a raccogliere firme per un referendum. I promotori citano i rischi per la foresta pluviale, le preoccupazioni legate alle importazioni agricole e i potenziali danni all’agricoltura svizzera.

La campagna referendaria parte con 100 giorni a disposizione per raccogliere 50’000 firme valide. Martedì 13 ottobre 2026, a Berna, l’Alleanza contro l’accordo di libero scambio tra la Svizzera e il blocco sudamericano del Mercosur ha lanciato la sua sfida. L’accordo sarà sottoposto al voto popolare, a meno che i promotori non riescano a raggiungere la soglia prevista dalla legge.
Secondo l’alleanza, l’accordo potrebbe aumentare la domanda di derrate alimentari prodotte con l’agricoltura industriale, con conseguenze che vanno ben oltre i confini doganali svizzeri. I suoi rappresentanti hanno avvertito che la coltivazione di soia su vasta scala e l’allevamento intensivo di bovini sono tra le principali cause della deforestazione della foresta pluviale negli Stati del Mercosur. Hanno inoltre menzionato l’espulsione di comunità insediate da lungo tempo e le ripetute segnalazioni di lavoro forzato nelle piantagioni.
La campagna riunisce nello stesso dibattito la protezione dell’ambiente e la politica agricola svizzera. Gli oppositori sostengono che l’accordo potrebbe facilitare l’importazione di prodotti associati alla deforestazione, esponendo al contempo gli agricoltori svizzeri a una concorrenza più forte. La Cancelleria federale deve ricevere 50’000 firme valide entro il 21 gennaio 2027. Fino ad allora, gli organizzatori dovranno creare una rete nazionale in grado di raccogliere, verificare e depositare le firme in tempi ristretti.
Sottoporre l’accordo commerciale a un esame approfondito
L’accordo è stato firmato il 16 settembre, dopo otto anni di negoziati tra l’AELS e il Mercosur. La Svizzera fa parte dell’Associazione europea di libero scambio (AELS), che ha negoziato l’intesa con il blocco sudamericano. Il patto mira ad approfondire i rapporti commerciali con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, riducendo o adeguando gli ostacoli agli scambi di merci tra le due regioni.
Le garanzie ambientali hanno assunto un ruolo di primo piano nei negoziati. Nel 2025, Swissinfo ha riferito che i negoziatori dell’AELS e del Mercosur cercavano di includere protezioni climatiche e ambientali, mentre gli accordi commerciali erano sottoposti a un esame pubblico più attento. L’alleanza referendaria sostiene che queste disposizioni non eliminano i rischi concreti legati agli ulteriori incentivi all’importazione di derrate alimentari associate alla deforestazione e alla produzione intensiva.
La controversia si sposta ora dai tavoli dei negoziati alle istituzioni democratiche svizzere. Il Parlamento ha già preso posizione, ma una raccolta di firme riuscita darebbe l’ultima parola agli elettori. Per l’alleanza, le disposizioni ambientali dell’accordo devono essere valutate alla luce delle filiere produttive sul terreno, comprese la coltivazione della soia, la produzione di carne bovina e le condizioni di lavoro. I sostenitori dell’intesa dovranno difenderne sia il valore economico sia l’efficacia delle garanzie.
Fare dell’agricoltura il terreno di scontro interno
Il Consiglio degli Stati ha approvato l’accordo il 15 settembre e ha stanziato 517 milioni di franchi per l’agricoltura svizzera. La decisione parlamentare offre alla campagna referendaria un obiettivo chiaro: un accordo approvato dalla Camera alta, ma ancora esposto a una contestazione popolare se l’alleanza raggiungerà la soglia di firme richiesta.
I fondi destinati all’agricoltura sono al centro del dibattito interno in Svizzera. Il pacchetto indica che i parlamentari riconoscono le difficoltà di adeguamento per gli agricoltori con l’espansione dei rapporti commerciali. L’alleanza sostiene tuttavia che il sostegno finanziario non può eliminare i rischi concorrenziali derivanti dall’aumento delle importazioni agricole. A suo avviso, i produttori svizzeri potrebbero subire la pressione di prodotti realizzati in condizioni ambientali, lavorative e produttive diverse.
Il dibattito sul Mercosur va quindi oltre i dazi. Riguarda il modo in cui la Svizzera definisce la concorrenza leale, gli standard che si aspetta dalle derrate alimentari importate e l’opportunità di usare denaro pubblico per attutire gli effetti dell’apertura di nuovi mercati sui settori interessati. Agricoltori, imprese alimentari e consumatori potrebbero valutare l’accordo in modo diverso, a seconda dei prodotti in questione e delle garanzie applicate. Le informazioni di partenza non precisano come sarà ripartito il pacchetto di 517 milioni di franchi, né le quote esatte d’importazione. È probabile che questi dettagli assumano rilievo durante la campagna.
La corsa per qualificare la votazione popolare
Il 21 gennaio 2027 è la scadenza che determinerà se l’accordo sarà sottoposto a una votazione nazionale. L’alleanza deve raccogliere più che semplici firme: ogni firma depositata deve essere valida e la campagna deve ottenere sostegno in tutta la Svizzera abbastanza rapidamente da consentire ai Comuni e alla Cancelleria federale di trattare la documentazione.
Le prossime settimane metteranno alla prova la capacità di trasformare le preoccupazioni ambientali in un’ampia coalizione svizzera. L’alleanza collega la protezione della foresta pluviale alle importazioni alimentari, ai mezzi di sussistenza degli agricoltori, all’espulsione delle comunità e ai diritti dei lavoratori. Questa combinazione offre alla campagna diversi punti d’appoggio, dai gruppi climatici urbani ai produttori rurali preoccupati per le condizioni di mercato.
Il governo e i sostenitori dell’accordo dovranno spiegare in che modo il trattato risponde a queste obiezioni. Dovranno inoltre illustrare i vantaggi economici di rapporti più stretti con il Mercosur e difendere le disposizioni ambientali dell’accordo. Un referendum porterebbe il rapporto commerciale al centro di un dibattito nazionale sui consumi, sugli standard di produzione e sulle responsabilità della Svizzera quale Paese importatore. Per la campagna, il parametro immediato resta preciso: consegnare 50’000 firme valide entro il termine previsto dalla legge.