Mercosur
Un’alleanza svizzera lancia la sfida referendaria all’accordo commerciale con il Mercosur
Un’alleanza contraria all’accordo di libero scambio tra la Svizzera e il blocco del Mercosur ha iniziato a raccogliere firme per un referendum. Secondo gli oppositori, l’intesa potrebbe favorire la distruzione della foresta pluviale, il lavoro forzato e aumentare la pressione sull’agricoltura svizzera. Hanno tempo fino al 21 gennaio 2027 per raccogliere 50’000 firme valide.

La campagna referendaria è iniziata con l’obiettivo di raccogliere 50’000 firme. Martedì, a Berna, i rappresentanti dell’alleanza contraria all’accordo di libero scambio tra la Svizzera e il blocco del Mercosur hanno lanciato la raccolta. A loro avviso, il patto potrebbe aggravare i costi ambientali e sociali legati all’agricoltura industriale sudamericana, esponendo al contempo gli agricoltori svizzeri a una maggiore pressione concorrenziale.
L’alleanza deve consegnare 50’000 firme valide entro il 21 gennaio 2027 alla Cancelleria federale. Se raggiungerà questa soglia, l’accordo sarà sottoposto a un referendum nazionale, aggiungendo una votazione popolare a un dibattito commerciale già in corso nelle istituzioni federali.
I promotori hanno poco più di tre mesi per raccogliere sostegno in tutta la Svizzera. La loro argomentazione combina la protezione della foresta pluviale, i diritti dei lavoratori e la politica agricola, temi che spesso coinvolgono gruppi diversi nei centri urbani, nelle regioni rurali e nelle comunità agricole del Paese.
L’accordo tra l’AELS, di cui fa parte la Svizzera, e il Mercosur è stato firmato il 16 settembre 2026. La contestazione sposta ora il dibattito dai negoziati diplomatici e dall’approvazione parlamentare ai formulari per la raccolta delle firme, agli incontri pubblici e alle urne.
Portare alle urne i rischi per la foresta pluviale
L’alleanza pone la perdita della foresta pluviale al centro della propria argomentazione. Durante l’incontro con i media a Berna, gli oppositori hanno avvertito che l’espansione degli scambi commerciali potrebbe incentivare sistemi di produzione associati alla deforestazione nei Paesi del Mercosur. Hanno citato in particolare la coltivazione estensiva della soia e l’allevamento intensivo di bovini, settori che gruppi ambientalisti e ricercatori collegano ripetutamente alle pressioni sulle regioni di foresta pluviale.
L’argomentazione della campagna si basa sulla possibilità che l’accordo crei ulteriori incentivi all’importazione di alimenti prodotti con questi sistemi. Le informazioni di partenza non quantificano le variazioni previste dei volumi commerciali né dei tassi di deforestazione, e l’alleanza non ha citato previsioni sull’impatto ambientale del patto. Il suo avvertimento riguarda la direzione degli incentivi e la difficoltà di individuare i rischi lungo filiere complesse.
Il dibattito va anche oltre la copertura forestale. L’alleanza sostiene che l’espansione dell’agricoltura industriale può costringere comunità insediate da tempo ad abbandonare le proprie terre e segnala le ricorrenti notizie di lavoro forzato nelle piantagioni. Queste preoccupazioni ampliano la portata della campagna referendaria, che non riguarda soltanto una controversia sui dazi. Collegano l’accordo alle condizioni in cui gli alimenti importati vengono coltivati, raccolti e portati ai consumatori svizzeri.
Se il referendum avrà luogo, la votazione metterà quindi alla prova il modo in cui gli elettori ponderano l’accesso ai mercati e le garanzie ambientali e in materia di lavoro.
Mettere gli agricoltori svizzeri al centro
L’agricoltura svizzera è confrontata a una sfida parallela nella campagna referendaria. Gli oppositori sostengono che l’accordo potrebbe aumentare le importazioni di alimenti prodotti con costi ambientali e del lavoro inferiori, esercitando ulteriore pressione sugli agricoltori nazionali. L’alleanza presenta la questione sia come un problema di condizioni di mercato sia come una questione di sostenibilità.
Secondo un articolo correlato di Swissinfo, il Consiglio degli Stati ha approvato l’accordo con il Mercosur il 15 settembre 2026. Ha inoltre stanziato 517 milioni di CHF per l’agricoltura svizzera, una misura che indica la portata delle preoccupazioni politiche riguardo all’adattamento del settore alle mutate condizioni commerciali. Le fonti disponibili non specificano come saranno ripartiti questi fondi né se siano direttamente legati alla campagna referendaria.
Le organizzazioni agricole svizzere e i responsabili politici si trovano ora di fronte a un dibattito che tocca gli standard alimentari, la concorrenza delle importazioni e il futuro della produzione in un’economia agricola con costi elevati. L’alleanza cercherà di trasformare queste preoccupazioni in firme, mentre i sostenitori dell’accordo possono richiamarsi al sostegno parlamentare e agli aiuti finanziari approvati per l’agricoltura.
L’efficacia della campagna dipenderà dal fatto che gli elettori considerino queste misure una protezione adeguata oppure una prova del fatto che l’accordo commerciale comporta costi da compensare.
Una corsa contro la scadenza di gennaio
La prossima scadenza è amministrativa, ma la prova politica sarà nazionale. L’alleanza deve raccogliere e presentare 50’000 firme valide entro il 21 gennaio 2027. Le firme non valide non saranno conteggiate, perciò la verifica e l’organizzazione sono importanti quanto la visibilità pubblica. La campagna è iniziata a Berna, ma il suo successo dipenderà dalla capacità di raggiungere gli elettori in tutto il Paese e mantenere viva l’attenzione durante l’inverno.
Un referendum darebbe ai cittadini svizzeri la possibilità di decidere se l’accordo AELS-Mercosur debba entrare in vigore. La votazione farebbe seguito alla firma dell’accordo e al suo esame parlamentare, prolungando il controllo su un patto negoziato per anni. Un articolo correlato di Swissinfo ha descritto l’accordo AELS-Mercosur come il risultato di otto anni di negoziati e ha rilevato che nei colloqui sono state incluse misure di protezione ambientale.
Questo contesto influenzerà la campagna dei prossimi mesi. È probabile che i sostenitori mettano l’accento sul migliore accesso ai mercati e sulle garanzie negoziate. Gli oppositori si concentreranno sull’applicazione delle norme, sulle filiere, sulla distruzione della foresta pluviale, sulle condizioni di lavoro e sugli effetti sull’agricoltura svizzera.
Per il momento, il parametro immediato per misurare lo slancio della campagna è semplice: la rapidità con cui l’alleanza riuscirà a trasformare il lancio a Berna in firme valide prima della scadenza fissata dalla Cancelleria federale.