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Le cooperative elettriche locali si diffondono in tutta la Svizzera
Il modello svizzero delle comunità elettriche locali si è diffuso rapidamente. Dopo la sua introduzione all’inizio dell’anno, si stima che in tutto il Paese siano già attive 1’800 cooperative. Le comunità permettono a produttori locali, consumatori e gestori di sistemi di accumulo di scambiare energia rinnovabile nelle rispettive zone.

In Svizzera sono già attive circa 1’800 comunità elettriche locali, secondo una prima stima dell’associazione del settore solare Swissolar. Il dato arriva appena sei mesi dopo l’avvio del modello, all’inizio del 2026, e offre a Comuni, proprietari di impianti solari sui tetti e clienti elettrici una nuova possibilità di organizzare l’approvvigionamento energetico locale.
Le comunità riuniscono produttori e consumatori di elettricità e, ove disponibili, gestori di sistemi di accumulo. I membri possono vendere direttamente ai clienti vicini l’elettricità rinnovabile in esubero oppure acquistare energia prodotta nel proprio Comune. Il modello si basa sulla rapida diffusione del solare sui tetti in Svizzera e offre ai piccoli produttori un mercato locale per l’elettricità che altrimenti potrebbe confluire nella rete più ampia.
Swissolar ha basato la stima su un sondaggio condotto tra i 30 maggiori gestori di rete di distribuzione e sulle informazioni di una piattaforma per le comunità elettriche locali. Il sondaggio ha rilevato 1’323 comunità. Poiché i gestori coprono circa il 71% della popolazione svizzera, Swissolar ha proiettato il risultato a livello nazionale.
La stima non significa che tutti i Comuni abbiano adottato il modello allo stesso ritmo. Swissolar ha dichiarato che in alcune regioni sono attivi numerosi progetti, mentre in altre non ce ne sono. La domanda, le procedure amministrative, i sistemi informatici e i servizi offerti dai gestori di rete influiscono sulla possibilità che una comunità prenda forma.
I vicini si scambiano energia dalla stessa rete
Una comunità elettrica locale trasforma un Comune in un piccolo mercato dell’energia. Un proprietario di casa con pannelli sul tetto può offrire ai vicini la produzione in esubero. Una famiglia senza pannelli solari può acquistare localmente una parte dell’elettricità che consuma. Un gestore di batterie può accumulare energia e immetterla quando la domanda aumenta.
Il modello si basa sulla prossimità. In genere, i partecipanti appartengono allo stesso Comune, così l’elettricità prodotta in una strada può alimentare le abitazioni, i negozi o gli edifici pubblici nelle vicinanze. Ciò può avvicinare i produttori solari ai clienti e permettere alla popolazione di partecipare alla transizione energetica senza installare pannelli in proprio.
La comunità media è ancora di dimensioni contenute, con 7,2 partecipanti o allacciamenti. Il quadro nazionale comprende tuttavia modelli molto diversi. Le medie regionali variano da tre a 29 partecipanti, il che suggerisce che alcune comunità siano gruppi informali di vicinato, mentre altre riuniscano gruppi più ampi di edifici e utenti.
La composizione dei membri mostra anche da dove proviene lo slancio del sistema. Circa il 22% dei partecipanti produce elettricità rinnovabile. Tra tutti i membri, il 13% è costituito da prosumer, che producono e consumano energia, mentre il 9% è composto da produttori puri. Il gruppo più numeroso, pari al 78%, è formato da consumatori che aderiscono senza produrre elettricità. Questo equilibrio offre alle comunità un’ampia base di clienti per l’energia solare prodotta localmente.
Le regole della rete lasciano indietro alcune regioni
La media nazionale nasconde forti differenze regionali. Swissolar ha riferito che in alcune zone della Svizzera sono già nate diverse comunità elettriche locali, mentre in altre non ne è ancora stata creata nessuna. L’associazione ha ricondotto la diffusione disomogenea alle differenze nella domanda, nell’amministrazione locale e nel sostegno pratico disponibile da parte dei gestori di rete di distribuzione.
Ogni comunità dipende da sistemi che gestiscono le registrazioni, la fatturazione, la misurazione dei consumi e la ripartizione dell’elettricità prodotta localmente. I gestori di rete possono offrire piattaforme digitali o servizi alla clientela diversi, dando luogo a livelli di complessità variabili per la popolazione e i Comuni. In una zona, un gruppo motivato di proprietari di impianti solari può procedere rapidamente, mentre altrove un progetto analogo può richiedere una preparazione più lunga o scontrarsi con un sostegno tecnico limitato.
Anche i confini comunali influiscono sul modello. L’approvvigionamento elettrico all’interno di una comunità è generalmente organizzato a livello locale, il che può limitare la partecipazione quando la produzione solare e la domanda si trovano ai lati opposti di un confine. Una comunità più ampia, che comprenda Comuni vicini, potrebbe talvolta abbinare produttori e consumatori in modo più efficiente, ma le regole attuali non consentono pienamente questa possibilità.
Swissolar vuole che il quadro giuridico sia sfruttato appieno. Tra le proposte figurano l’applicazione degli sconti disponibili sull’utilizzo della rete, l’eliminazione degli oneri non necessari e la possibilità di fornire elettricità oltre i confini comunali. Questi cambiamenti inciderebbero sui costi, sulle dimensioni e sull’attrattiva delle comunità nella fase successiva alla prima ondata di progetti.
I consumatori danno scala al solare condiviso
I consumatori rappresentano il 78% dei membri delle comunità elettriche locali, dando al modello una base ben più ampia della cerchia dei proprietari di impianti solari sui tetti. La loro partecipazione è importante perché la produzione locale ha bisogno di acquirenti nelle vicinanze, soprattutto nei periodi in cui i pannelli producono più elettricità di quanta i proprietari riescano a consumare.
I dati mostrano inoltre che il sistema energetico comunitario svizzero è ancora principalmente un mercato di consumatori, sostenuto da un gruppo più ristretto di produttori. I prosumer rappresentano il 13% dei partecipanti e combinano la produzione con il consumo domestico. I produttori puri costituiscono un ulteriore 9%. Insieme, questi gruppi forniscono l’elettricità rinnovabile che le comunità possono scambiare localmente.
Anche i gestori di sistemi di accumulo possono aderire come terza categoria, sebbene la fonte non indichi la loro quota a livello nazionale. Le batterie possono contribuire a spostare l’energia solare dalle ore centrali della giornata verso la domanda serale. Il loro ruolo potrebbe diventare più importante con la crescita delle comunità, ma la stima attuale si concentra sui membri e sugli allacciamenti, non sui volumi di elettricità scambiati.
I primi dati non permettono ancora di sapere quanta energia fornisca ciascuna comunità, quanto risparmino i membri o quanto spesso l’elettricità locale sostituisca gli acquisti dalla rete più ampia. Questi indicatori saranno importanti per valutare gli effetti del modello sulle bollette delle economie domestiche, sugli investimenti nel solare e sulla gestione della rete. Per il momento, i dati sui membri attestano una rapida diffusione e una domanda chiara di accesso condiviso all’energia rinnovabile.
Swissolar spinge il modello verso la fase successiva
Secondo Swissolar, i primi sei mesi mostrano un forte slancio, ma il quadro normativo va ancora migliorato. L’associazione chiede ai responsabili politici e ai gestori di rete di rendere più semplice e meno costosa la gestione delle comunità elettriche locali. Tra le priorità figurano l’utilizzo di tutte le possibilità previste dalla legge per ridurre le tariffe di rete, l’eliminazione degli oneri ritenuti non necessari e la possibilità di fornire elettricità oltre i confini comunali.
Questi aspetti determineranno la fase successiva. Una comunità con sette partecipanti deve affrontare esigenze amministrative diverse da una con 29. Un progetto che oltrepassa un confine comunale potrebbe inoltre avere più possibilità di abbinare la produzione solare alla domanda. Costi di rete inferiori potrebbero rendere il modello più interessante sia per i produttori sia per i consumatori, anche se la fonte non quantifica i potenziali risparmi.
La stima nazionale è un’extrapolazione, non un registro completo. Swissolar ha intervistato i maggiori gestori, che coprono circa il 71% della popolazione, e ha proiettato il risultato sul resto del Paese. La stima offre quindi un primo quadro della diffusione, non un conteggio definitivo dei progetti attivi né della loro produzione elettrica.
Per i Comuni svizzeri, il compito immediato è pratico: individuare i produttori locali, coinvolgere i consumatori, coordinarsi con il gestore di rete di distribuzione e scegliere sistemi funzionali per la fatturazione e la gestione dei dati. Se queste procedure diventeranno più uniformi, l’attuale mosaico di progetti potrà trasformarsi in un livello più integrato del sistema svizzero delle energie rinnovabili.