Servizi segreti
Servizi segreti svizzeri: in vigore la maggior parte delle misure contro le fughe di dati
Le indagini su presunti trasferimenti e cancellazioni di dati, nonché sui legami con l’azienda russa di cybersicurezza Kaspersky, hanno indotto il Dipartimento federale della difesa a concludere che presso il Servizio delle attività informative della Confederazione sono state attuate la maggior parte delle misure di protezione raccomandate.

La maggior parte delle misure di protezione raccomandate dopo una serie di scandali legati ai servizi segreti è ormai in vigore, ha dichiarato il Dipartimento federale della difesa il 21 settembre 2026. La valutazione fa seguito alle indagini su presunti trasferimenti e cancellazioni di dati e sui contatti tra l’ex divisione cyber del Servizio delle attività informative della Confederazione, o SIC, e l’azienda russa di cybersicurezza Kaspersky.
Il Dipartimento ha affermato che le raccomandazioni formulate in precedenza sono state attuate «in linea di principio». Ha inoltre dichiarato che diverse indagini hanno «chiarito a sufficienza» gli episodi avvenuti all’interno dell’ex unità. I risultati rappresentano un significativo sollievo istituzionale per il servizio di intelligence, dopo l’esame del modo in cui sono state gestite informazioni sensibili.
La verifica ha esaminato le accuse secondo cui i dati del SIC sarebbero transitati attraverso Kaspersky verso i servizi segreti russi. Ha inoltre preso in considerazione le affermazioni secondo cui alcuni dati sarebbero stati cancellati. Le questioni risalgono a episodi e rapporti gestiti dalla divisione cyber dal 2001, per cui la verifica ha comportato un lungo esame dei sistemi, delle decisioni e della vigilanza.
La conclusione del Dipartimento non chiude tutte le inchieste. La presunta collaborazione con Kaspersky resta irrisolta ed è ora oggetto di un’indagine penale. La polizia e il Ministero pubblico della Confederazione stanno esaminando questo aspetto separatamente dalle verifiche amministrative e di vigilanza.
Quattro verifiche esaminano le accuse di fuga di dati
Quattro distinti meccanismi di verifica hanno esaminato le accuse: un’inchiesta interna, due inchieste esterne e un audit dell’autorità di vigilanza. L’ampiezza della procedura riflette la delicatezza delle accuse e l’importanza di controlli indipendenti sul servizio di intelligence svizzero.
Le inchieste si sono concentrate sull’ex divisione cyber del SIC, che per oltre due decenni si è occupata di incidenti e rapporti relativi alla cibersicurezza. Agli inquirenti è stato chiesto di stabilire se informazioni fossero state trasferite illegalmente, se dati fossero stati cancellati e se fornitori esterni di tecnologia avessero creato canali di accesso per servizi segreti stranieri.
I risultati forniscono una risposta circoscritta ma significativa alle accuse di cancellazione. Le autorità non hanno trovato prove di cancellazioni di dati «su larga scala». Questa formulazione lascia aperti interrogativi su singoli dati o episodi più limitati, ma respinge la versione più ampia dell’accusa resa pubblica nei confronti dell’unità.
Il Dipartimento della difesa ha inoltre dichiarato che le raccomandazioni contenute nei rapporti precedenti sono state attuate in generale. L’espressione «in linea di principio» è importante: indica un rispetto complessivo delle misure di protezione proposte, senza affermare che ogni questione operativa o giuridica sia stata risolta. Le accuse riguardanti Kaspersky restano al di fuori di questa conclusione e proseguono nel sistema giudiziario penale.
Le accuse su Kaspersky restano nelle mani dei procuratori
La questione Kaspersky resta aperta e i procuratori hanno ora in mano il filone irrisolto più rilevante. Le autorità hanno trasmesso alla polizia e al Ministero pubblico della Confederazione le accuse di collaborazione tra l’ex divisione cyber del SIC e l’azienda russa di cybersicurezza.
Le accuse riguardano possibili trasferimenti di dati attraverso Kaspersky verso i servizi segreti russi. Il materiale disponibile non dimostra che tali trasferimenti siano avvenuti e la verifica più ampia del Dipartimento della difesa non risolve la questione. La trasmissione del caso per un’indagine è quindi una tappa procedurale, non un accertamento di condotta penale.
Il caso ha un peso particolare in Svizzera perché le agenzie di intelligence dipendono da un controllo rigoroso dei dati, dei fornitori e degli accessi tecnici. Kaspersky è stata sottoposta a verifiche in diversi Paesi a causa della sua proprietà russa e dei presunti legami con strutture statali. Secondo precedenti resoconti, anche funzionari svizzeri hanno dovuto rispondere a domande sui contatti con altre aziende russe.
L’indagine penale dovrà stabilire quali informazioni siano state scambiate, chi abbia autorizzato eventuali contatti, quali sistemi siano stati coinvolti e se sia stata violata la legge svizzera. Fino alla conclusione delle indagini, la conclusione amministrativa secondo cui la maggior parte delle misure di protezione è in vigore non potrà risolvere le accuse centrali riguardanti Kaspersky.
La vigilanza deve ora verificare l’efficacia delle misure
La vigilanza sull’intelligence svizzera deve ora dimostrare che le misure di protezione funzionano nella pratica, non solo sulla carta. La dichiarazione del Dipartimento della difesa afferma che le raccomandazioni sono state attuate in generale, fornendo al SIC un quadro di riferimento per la gestione di materiale sensibile dopo anni di episodi segnalati.
Questo quadro sarà importante con l’intensificarsi delle minacce informatiche e il ricorso delle agenzie di intelligence a software esterni, imprese appaltatrici e competenze specialistiche. I controlli sugli acquisti, sui flussi di dati, sui registri delle cancellazioni e sui log degli accessi devono consentire alle autorità di ricostruire le decisioni quando sorgono dubbi. Le indagini mostrano perché questi registri siano importanti: le accuse risalgono al 2001, mentre le questioni relative a Kaspersky restano aperte.
La prossima tappa chiaramente individuabile sarà l’esito dell’indagine penale condotta dalla polizia e dal Ministero pubblico della Confederazione. I risultati potrebbero confermare che le misure di protezione esistenti erano sufficienti, far emergere lacune non individuate dalle verifiche amministrative oppure chiarire i limiti delle responsabilità all’interno dell’ex divisione cyber.
Per il pubblico e il Parlamento svizzeri, la conclusione del Dipartimento offre rassicurazioni riguardo alle accuse di cancellazioni su larga scala, lasciando però aperta una questione di responsabilità in merito alla presunta collaborazione con Kaspersky. Il caso resterà una prova di come la Svizzera concili la segretezza operativa con una vigilanza credibile.