armi da fuoco
Le lacune nella legge svizzera sulle armi sotto nuova lente dopo la sparatoria mortale al rave
Una sparatoria mortale durante un rave ha riportato sotto i riflettori il regime svizzero sulle armi da fuoco. Nel frattempo, una nuova ricerca mostra che, dopo le restrizioni del 2019, sono stati acquistati migliaia di fucili semiautomatici con permessi speciali. I risultati mettono in luce un’importante discrepanza tra il divieto formale e l’accesso nella pratica.

Una donna è morta e sei persone sono rimaste ferite dopo una sparatoria durante una festa techno ad Aarau. L’attacco del 30 agosto ha riportato le norme svizzere sulle armi al centro del dibattito politico, a pochi giorni da quando l’ultimo confronto sulla sicurezza pubblica nel Paese sembrava essersi concluso con le restrizioni già in vigore.
La sparatoria è avvenuta all’ippodromo Schachen, dopo il rave di Aarau. Secondo la polizia cantonale argoviese, un uomo svizzero di 43 anni, del Canton Giura, ha sparato più di 40 colpi sulla folla con un fucile d’assalto AK-74 e una pistola. Una donna italiana di 22 anni è morta. Altre sei persone sono rimaste ferite, alcune in modo grave.
La polizia afferma che il sospettato ha agito da solo. Non aveva precedenti penali e in seguito si è consegnato agli agenti. Gli inquirenti non hanno stabilito il movente. I suoi genitori hanno dichiarato che gli era stata diagnosticata la schizofrenia circa 20 anni fa, un elemento che le autorità valuteranno nell’ambito dell’inchiesta, ma che da solo non spiega l’attacco.
Il dibattito politico immediato riguarda l’accesso alle armi. I fautori di controlli più severi stanno esaminando come un’arma acquistata nel 2005 sia rimasta legalmente disponibile dopo le restrizioni del 2019. È probabile che gli oppositori di ulteriori limitazioni richiamino la radicata cultura svizzera delle armi, la tradizione del servizio militare e il tasso generalmente basso di sparatorie. Il caso di Aarau ha portato sotto esame la discrepanza tra classificazione giuridica e accesso nella pratica.
I permessi speciali mantengono disponibili i fucili soggetti a restrizioni
Nel 2019 la Svizzera ha limitato le armi da fuoco semiautomatiche con caricatori ad alta capacità, ma i permessi speciali ne hanno mantenute migliaia in circolazione. I permessi sono disponibili per tiratori sportivi e collezionisti, previa approvazione cantonale. Una nuova ricerca di NZZ am Sonntag mostra quanto sia diffuso il ricorso a questa possibilità.
Negli ultimi sette anni a Zurigo sono state vendute quasi 20’000 armi con permessi speciali. La Turgovia ne ha rilasciati poco più di 5’300, mentre Basilea Campagna quasi 1’900. A Ginevra se ne sono registrati poco meno di 1’300. I dati non costituiscono un totale nazionale completo, poiché i Cantoni raccolgono e comunicano le informazioni in modi diversi.
Il Vallese illustra la portata del fenomeno a livello locale. Nel solo 2026 le autorità hanno concesso quasi 400 deroghe, respingendo appena due domande. A Neuchâtel, secondo quanto riferito da NZZ, le deroghe rappresentano un permesso d’acquisto di armi da fuoco su quattro.
I dati descrivono i permessi e le armi segnalati dai singoli Cantoni, non un inventario nazionale unico. NZZ stima che, dalla modifica legislativa del 2019, siano state vendute decine di migliaia delle armi interessate. L’assenza di un registro nazionale delle armi da fuoco rende difficile stabilire l’esatta consistenza, seguire i trasferimenti o confrontare con precisione le prassi cantonali. Questa lacuna informativa è ora parte del dibattito politico sulla possibilità che il sistema dei permessi costituisca un’eccezione circoscritta o un’ampia via d’accesso.
Le norme del 2019 hanno lasciato un parco di armi già possedute
Le norme del 2019 hanno lasciato una via legale per gli utenti specializzati e una continuità per i precedenti proprietari. Tiratori sportivi e collezionisti possono chiedere deroghe per acquistare armi che rientrano nella classificazione più restrittiva. Le domande sono decise dalle autorità cantonali, con il risultato che la soglia pratica può variare da una parte all’altra della Svizzera.
La legge non imponeva inoltre ai proprietari di registrare nuovamente le armi acquistate prima della modifica. Questa disposizione è stata rilevante ad Aarau. Swissinfo ha riferito che il sospettato ha conservato legalmente l’arma acquistata nel 2005, anche dopo l’entrata in vigore delle nuove restrizioni.
Questa distinzione separa gli acquisti futuri dalle armi già possedute. Un’arma che oggi sarebbe soggetta a requisiti supplementari può rimanere in possesso privato se è stata acquistata secondo le norme precedenti. Senza un registro nazionale, le autorità non dispongono neppure di un quadro unico e costantemente aggiornato del numero di queste armi ancora in circolazione, dei loro proprietari e dei passaggi di proprietà.
La regolamentazione svizzera delle armi combina norme federali e amministrazione cantonale. Questa ripartizione rispecchia la struttura politica del Paese, ma complica anche la vigilanza. Zurigo, Turgovia, Basilea Campagna, Ginevra, Vallese e Neuchâtel hanno segnalato volumi o modelli diversi di deroghe. I responsabili politici devono ora valutare richieste di revisione dei criteri per i permessi, delle armi possedute in precedenza e della condivisione delle informazioni, preservando al contempo le attività legittime di collezionisti e tiratori agonisti.
I politici valutano controlli più severi
I politici svizzeri sono divisi sulla necessità di inasprire ancora la legge sulle armi dopo la sparatoria di Aarau. Alcuni parlamentari chiedono controlli più severi sull’acquisto e sul possesso. Altri si oppongono a ulteriori restrizioni e sostengono che le nuove norme vadano valutate tenendo conto delle tradizioni del servizio militare, del tiro sportivo e del possesso privato di armi nel Paese.
Il dibattito si concentrerà probabilmente su diversi aspetti emersi dai dati disponibili. Il Parlamento e le autorità cantonali potrebbero esaminare i criteri per essere riconosciuti come collezionisti o tiratori sportivi, la frequenza con cui le domande vengono respinte e l’eventualità di riesaminare periodicamente i permessi. Potrebbero inoltre riconsiderare il trattamento delle armi acquistate prima del 2019.
Un registro nazionale fornirebbe alle autorità una base più chiara per questa discussione. Al momento non esiste un conteggio nazionale esatto, poiché la Svizzera non dispone di un registro centrale delle armi da fuoco e alcuni Cantoni non tengono statistiche comparabili. Ciò impedisce di valutare con precisione il numero totale di fucili soggetti a restrizioni in circolazione e rende più difficile individuare le situazioni regionali fuori dalla norma.
Qualsiasi risposta legislativa dovrà inoltre tenere conto dell’inchiesta stessa. La polizia non ha comunicato un movente e il sospettato non aveva precedenti penali. Questi fatti non risolvono la questione dei controlli sull’accesso. Mostrano però perché i parlamentari dovranno basarsi sulle prove emerse nel caso di Aarau, anziché affidarsi soltanto alla categoria giuridica dell’arma o alla storia personale del sospettato.
La Svizzera è chiamata a verificare la tracciabilità
La prossima prova sarà capire se la Svizzera riuscirà a misurare l’accesso con la stessa precisione con cui lo disciplina. L’inchiesta di Aarau chiarirà la storia della proprietà dell’arma, lo status giuridico del sospettato e le circostanze che gli hanno permesso di portare un fucile d’assalto e una pistola a un evento pubblico. I risultati potrebbero influire sui tempi del dibattito politico.
Le autorità dovranno inoltre conciliare due realtà. In Svizzera le sparatorie di massa sono rare e la cultura del possesso legale di armi è radicata. Allo stesso tempo, i dati cantonali mostrano un ricorso significativo alle deroghe dopo le restrizioni del 2019. Le quasi 20’000 vendite con permesso speciale registrate a Zurigo e la stima nazionale di decine di migliaia di armi rendono il sistema dei permessi centrale per qualsiasi revisione seria.
Tra le opzioni politiche più immediate figurano l’armonizzazione delle comunicazioni cantonali, la creazione di un inventario nazionale, la revisione delle armi possedute in precedenza e la precisazione delle condizioni per le deroghe destinate a collezionisti e tiratori sportivi. Ogni opzione comporterebbe costi amministrativi e politici. È probabile che collezionisti, società di tiro e associazioni per il diritto alle armi chiedano criteri chiari e tutela del possesso legale.
Per chi partecipa a concerti e manifestazioni pubbliche, la questione sarà valutata alla luce dei risultati dell’inchiesta e della capacità delle autorità di spiegarli. Il dibattito in Svizzera verte ora sulla tracciabilità, sull’applicazione delle norme e sui limiti di un’eccezione che è diventata una via d’accesso significativa al possesso di armi.