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Swiss Observer

La BNS mantiene il tasso d'interesse allo zero mentre il petrolio alza le prospettive sull'inflazione

La Banca nazionale svizzera ha mantenuto il proprio tasso di riferimento allo 0% nonostante il rincaro del petrolio e un modesto aumento dell'inflazione. La decisione lascia la Svizzera fuori sintonia con la Federal Reserve e la Banca centrale europea, mentre la BNS conserva la possibilità di intervenire sul mercato dei cambi.

AI25 settembre 2026Il nostro processo editoriale
La BNS mantiene il tasso d'interesse allo zero mentre il petrolio alza le prospettive sull'inflazione
AIThe Local Switzerland

La Banca nazionale svizzera ha mantenuto il proprio tasso di riferimento allo 0% giovedì 24 settembre 2026, lasciando invariate le condizioni di indebitamento mentre il rincaro del petrolio spingeva al rialzo l'inflazione svizzera. La decisione era ampiamente attesa, ma il suo peso va oltre il dato principale. La Svizzera mantiene ora il suo tasso ultrabasso mentre la Federal Reserve statunitense e la Banca centrale europea hanno recentemente inasprito la politica monetaria, ampliando il divario tra l'economia svizzera e i suoi principali partner commerciali.

Secondo la BNS, l'inflazione annua ha raggiunto lo 0,8% in agosto, rispetto allo 0,4% di luglio. L'aumento resta modesto secondo gli standard europei e si colloca comodamente all'interno della fascia di stabilità dei prezzi compresa tra lo 0% e il 2% fissata dalla banca centrale. La pressione immediata è venuta dai carburanti e da altri prodotti petroliferi, piuttosto che da un'ampia ondata che abbia interessato l'economia svizzera nel suo complesso.

Il presidente della BNS Martin Schlegel ha affermato che la banca ha ritenuto la propria politica "appropriata per mantenere l'inflazione entro la fascia compatibile con la stabilità dei prezzi e sostiene lo sviluppo economico". La banca centrale ha inoltre conservato la capacità di intervenire sui mercati valutari, uno strumento che ha impiegato per gestire la forza del franco e tutelare la competitività degli esportatori svizzeri.

Per le economie domestiche, la decisione non comporta alcuna variazione immediata del costo di ipoteche, risparmi o crediti commerciali. Per i mercati, le previsioni aggiornate indicano che la BNS segue da vicino l'evoluzione dei prezzi dell'energia.

Il petrolio spinge al rialzo le previsioni, per ora

La BNS ha alzato le previsioni sull'inflazione per tutti e tre gli anni fino al 2028, sottolineando però che la pressione a medio termine è aumentata solo leggermente. La banca si attende ora un aumento dei prezzi dello 0,7% nel 2026, rispetto alla precedente stima dello 0,6%. Vede l'inflazione allo 0,8% nel 2027, in crescita dallo 0,6%, e allo 0,8% nel 2028, in crescita dallo 0,7%.

Le revisioni riflettono il rincaro del petrolio e i suoi effetti sui prodotti energetici. Non indicano ancora un problema inflazionistico generalizzato. La crescita dei prezzi in Svizzera resta contenuta e la BNS ha affermato che la recente accelerazione è stata collegata principalmente al petrolio piuttosto che a una domanda interna sostenuta. Questa distinzione offre ai decisori margine di manovra per lasciare invariati i tassi mentre valutano se lo shock energetico si propaga a salari, servizi e costi delle imprese.

Le previsioni collocano ancora l'inflazione nella metà inferiore della definizione di stabilità dei prezzi della BNS. Mettono inoltre in luce i limiti della politica monetaria quando lo shock iniziale proviene dai mercati energetici globali. Un rialzo dei tassi svizzeri non abbasserebbe direttamente il prezzo internazionale del petrolio, anche se potrebbe rafforzare il franco e ridurre il costo dei beni importati.

La banca centrale seguirà quindi gli effetti di secondo livello. Un aumento temporaneo dei carburanti richiederebbe una risposta diversa rispetto a una pressione persistente sui prezzi diffusa in tutta l'economia.

Le esportazioni farmaceutiche danno slancio alla crescita

Si prevede che l'economia svizzera cresca dell'1,5% fino al 2% quest'anno, un netto miglioramento rispetto alla precedente stima della BNS di circa l'1%. Il cambiamento segue un forte secondo trimestre, durante il quale il PIL è salito dell'1,5%, trainato principalmente dalle esportazioni del settore farmaceutico.

Questo risultato ha aiutato la BNS a giustificare il mantenimento di condizioni creditizie accomodanti. Le aziende farmaceutiche svizzere vendono molto all'estero, quindi i loro risultati dipendono dalla domanda globale, dai tassi di cambio e dall'accesso ai mercati internazionali. Un tasso d'interesse più basso può sostenere l'attività interna, mentre un franco più debole può rendere più competitive le esportazioni svizzere se convertite in valute estere.

La BNS ha affermato che il franco si è deprezzato di circa il 3% da giugno. Schlegel ha collegato questo movimento ai più ampi differenziali dei tassi d'interesse tra la Svizzera e le principali aree valutarie. Gli investitori possono guadagnare di più detenendo valute dove le banche centrali offrono tassi più elevati, riducendo parte della domanda di franchi come bene rifugio.

La valuta resta centrale nella politica monetaria svizzera. Il franco attira gli investitori durante le tensioni geopolitiche e l'incertezza economica, insieme a beni come l'oro, le obbligazioni del governo tedesco e lo yen giapponese. Un forte apprezzamento penalizzerebbe gli esportatori e renderebbe più costosi all'estero i beni svizzeri importati. Il recente indebolimento offre alla BNS maggiore respiro, sebbene aumenti anche il costo dell'energia e di altre importazioni.

La BNS tiene pronto il proprio strumento valutario

Il calo del 3% del franco da giugno ha ridotto la pressione al rialzo sulla valuta, ma la BNS mantiene sul tavolo l'opzione dell'intervento. La dichiarazione della banca afferma che è pronta ad agire sul mercato dei cambi, se necessario, per garantire condizioni monetarie adeguate.

Questa opzione offre ai decisori un modo per reagire se il franco dovesse salire rapidamente e minacciare gli esportatori. Segnala inoltre che la BNS non si affida unicamente ai tassi d'interesse. Acquisti o vendite di valuta possono influenzare il valore del franco, anche se l'intervento comporta rischi e dipende dalle condizioni di mercato. La banca centrale deve bilanciare la competitività delle esportazioni con l'effetto inflazionistico di una valuta più debole, soprattutto quando le importazioni energetiche stanno già diventando più costose.

Schlegel ha dichiarato che la banca continuerà a seguire l'evoluzione della situazione e ad adeguare la politica monetaria se necessario. Ha indicato come incertezze fondamentali i prezzi dell'energia, l'inflazione e le prospettive economiche più ampie. Anche la politica commerciale e i movimenti dei tassi di cambio restano rischi, secondo la BNS.

La posizione della Svizzera differisce da quella delle economie più grandi perché la sua valuta si rafforza spesso nei periodi di tensione. Gli investitori alla ricerca di sicurezza possono far salire il franco anche quando l'economia interna non richiede condizioni più restrittive. Questo ruolo di bene rifugio contribuisce a spiegare perché la BNS abbia storicamente utilizzato sia i tassi d'interesse sia le operazioni sui cambi per gestire le condizioni monetarie.

I mercati guardano alla prossima mossa

Secondo l'analista di EFG International GianLuigi Madruzzato, un aumento dei tassi in una prossima riunione della BNS è diventato più plausibile. Ha affermato che la prosecuzione della politica dei tassi zero è "meno certa di quanto lo fosse fino a poco tempo fa", indicando la combinazione di un'inflazione più solida e di un franco più debole.

Le prossime decisioni dipenderanno dal fatto che il prezzo del petrolio continui a salire e dal fatto che l'ultimo aumento dell'inflazione raggiunga i servizi, i salari e la domanda interna. Se l'effetto energetico si attenuerà, la BNS potrà preservare la politica attuale e sostenere la crescita. Se la pressione sui prezzi si estenderà, i decisori potrebbero essere chiamati ad alzare i tassi, nonostante il rischio di rafforzare il franco e di pesare sugli esportatori.

Le previsioni della banca offrono un certo margine di pazienza. Nelle sue proiezioni fino al 2028 l'inflazione resta sotto l'1%, mentre la crescita del PIL è stata rivista al rialzo. Tuttavia, le prospettive sono esposte a eventi globali che la Svizzera non può controllare, tra cui perturbazioni dei mercati energetici, cambiamenti della politica commerciale e mutamenti nella domanda di investitori di beni rifugio.

Per le economie domestiche e le imprese svizzere, la decisione di settembre garantisce per ora stabilità. I costi delle ipoteche e dei finanziamenti non aumenteranno immediatamente, ma i mercati osserveranno le riunioni di dicembre e marzo alla ricerca di segnali che indichino che il lungo periodo dello zero della BNS si avvicina a un punto di svolta.