Svizzera
Il Consiglio degli Stati sostiene nettamente il pacchetto di trattati con l’UE
Il Consiglio degli Stati ha approvato il pacchetto Bilaterali III con 29 voti contro 15, aprendo la strada al dibattito di dettaglio sulle future relazioni tra la Svizzera e l’Unione europea.

Il Consiglio degli Stati ha votato a favore del pacchetto di trattati con l’UE con 29 voti contro 15, dando a Bilaterali III una prima netta vittoria politica in Parlamento. Dopo un dibattito iniziato alle 14.38 e durato più di cinque ore, il 28 settembre 2026 alle 20.41 i senatori hanno approvato il progetto in linea di principio. La decisione consente alla Camera di passare all’esame di dettaglio degli accordi.
Il voto ha rispecchiato le divisioni politiche già evidenti prima del dibattito. I sette membri del gruppo dell’Unione democratica di centro hanno votato contro l’entrata in materia, insieme a quattro membri germanofoni dei gruppi del Centro e liberale radicale. Il gruppo socialista, tre Verdi, la rappresentante dei Verdi liberali e la maggioranza dei gruppi del Centro e liberale radicale hanno sostenuto il pacchetto.
Il risultato è importante perché i trattati definirebbero la prossima fase delle relazioni tra la Svizzera e il suo principale partner commerciale. La decisione del Consiglio degli Stati non conclude l’iter parlamentare. Stabilisce che la Camera è disposta a esaminare il pacchetto articolo per articolo, incluse le garanzie e le condizioni richieste dai suoi sostenitori.
Un pacchetto frutto di lunghi negoziati
Il pacchetto riunisce in un unico dossier parlamentare 94 atti giuridici dell’UE, 18 accordi e protocolli e due dichiarazioni congiunte. Berna e Bruxelles hanno negoziato il quadro tra marzo e dicembre 2024, dopo anni di controversie su come la Svizzera dovesse gestire le sue strette relazioni con l’Unione europea senza esserne membro.
La maggior parte degli accordi è stata firmata a Bruxelles il 2 marzo 2026 dal ministro dell’economia Guy Parmelin, che quest’anno ricopre la presidenza a rotazione della Confederazione, e dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. I trattati riguardano ambiti che vanno oltre il commercio e l’accesso al mercato, comprese le regole istituzionali che disciplinano la cooperazione futura.
Dopo il dibattito generale, il ministro degli esteri Ignazio Cassis, il ministro dell’economia Parmelin e il ministro della giustizia Beat Jans si sono rivolti al Consiglio degli Stati. Il loro intervento complessivo è durato un’ora. Il consigliere agli Stati socialista Carlo Sommaruga, presidente della Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati, ha descritto il pacchetto come un compromesso tra partiti politici, Cantoni e parti sociali. Ha avvertito che respingerlo indebolirebbe gradualmente gli accordi già in vigore.
Questo argomento rispecchia la preoccupazione concreta alla base del sostegno di gran parte del centrosinistra e del mondo economico: il modello bilaterale della Svizzera dipende dal mantenimento di un quadro giuridico ed economico stabile con l’UE.
I senatori passano ai punti controversi
La prossima fase si concentrerà sulle disposizioni che potrebbero mettere più duramente alla prova la maggioranza del Consiglio degli Stati. I senatori dovrebbero dibattere la questione referendaria, la protezione dei salari, l’immigrazione, l’adozione dinamica del diritto dell’UE, gli aiuti di Stato e la partecipazione della Svizzera ai programmi di formazione e ricerca. Il dibattito di dettaglio avrebbe dovuto proseguire fino a mercoledì sera.
Questi temi spiegano perché il sostegno all’approccio bilaterale non equivalga a un’approvazione incondizionata di ogni clausola. Le parti sociali e le organizzazioni economiche sostengono una cooperazione istituzionale più stretta, chiedendo al contempo protezioni per i lavoratori svizzeri e per il processo decisionale nazionale. Anche tra i senatori del Centro e liberali radicali vi sono critici che vogliono che il Governo renda più rigorose o precisi alcune parti dell’accordo.
L’Unione democratica di centro respinge l’intero pacchetto. I suoi membri sostengono che i trattati indebolirebbero i diritti popolari e porrebbero la Svizzera sotto la giurisdizione dell’UE. Il partito ha inoltre avvertito che l’accordo aumenterebbe notevolmente l’immigrazione. Da anni presenta relazioni più strette con Bruxelles come un «trattato di sottomissione».
Il Governo e la maggioranza del Consiglio degli Stati devono preservare la struttura complessiva del pacchetto rispondendo al contempo alle preoccupazioni sulla sovranità, le norme sul lavoro e la portata delle future modifiche delle regole dell’UE. Questi negoziati determineranno se l’ampio sostegno di martedì reggerà fino al voto di dettaglio.
La coalizione affronta la prossima prova
Il voto con 29 voti contro 15 lascia al Governo margine per difendere il modello bilaterale, ma le prove politiche più difficili devono ancora arrivare. Il pacchetto di trattati deve ancora essere sottoposto a un ulteriore esame parlamentare e i temi in discussione toccano direttamente questioni importanti per gli elettori, i datori di lavoro, i Cantoni e gli istituti di ricerca svizzeri.
Per i sostenitori, il vantaggio principale è la continuità. Sommaruga ha affermato che respingere il pacchetto porterebbe a un’erosione degli accordi esistenti. La posizione del Governo si basa sull’idea che una cooperazione strutturata con l’UE tuteli gli interessi economici e politici della Svizzera, preservando al contempo un ruolo nazionale negoziato nelle relazioni.
Gli oppositori interrogheranno il Consiglio degli Stati sul controllo democratico, l’immigrazione e la possibilità che la Svizzera debba adottare dinamicamente le future regole dell’UE. Anche le modalità del referendum influenzeranno la campagna interna che seguirà le deliberazioni parlamentari. Il bilanciamento tra le garanzie nazionali e un accesso prevedibile alla cooperazione europea sarà al centro del dibattito.
L’approvazione del Consiglio degli Stati segna dunque l’apertura di una fase parlamentare, non una soluzione definitiva. Nel corso dell’esame dei 94 atti giuridici e 18 accordi e protocolli, ogni condizione legata al pacchetto potrebbe incidere sulla coalizione che lo ha sostenuto in linea di principio. I prossimi voti mostreranno se tale coalizione riuscirà a trasformare il sostegno generale ai rapporti bilaterali in un’approvazione del testo dei trattati.