Società
Quasi un bambino su cinque in Svizzera è a rischio di povertà
Un nuovo rapporto stima che in Svizzera 114’000 bambini vivano in condizioni di povertà e altri 315’000 siano a rischio. La Rete svizzera per i diritti del bambino chiede obiettivi nazionali e standard minimi per il sostegno alle famiglie.

Quasi 429’000 bambini vivono in condizioni di povertà o vi sono esposti. Questa stima colloca la povertà infantile tra le questioni più urgenti della politica sociale in Svizzera, anche in un Paese con circa nove milioni di abitanti e una solida rete di sicurezza sociale.
Le cifre citate da SRF provengono da una presa di posizione della Rete svizzera per i diritti del bambino. Secondo la stima, 114’000 bambini vivono in condizioni di povertà e altri 315’000 sono a rischio. La rete afferma che le conseguenze vanno oltre le finanze familiari. La povertà può limitare le opportunità educative dei bambini, incidere sul loro sviluppo e sulla loro salute e ridurre la loro partecipazione alla vita sociale.
Il rapporto individua inoltre le famiglie sottoposte a pressioni particolari. I bambini che vivono in famiglie monoparentali e famiglie numerose sono particolarmente esposti, anche se la fonte non fornisce cifre separate per ciascun gruppo. Per i genitori, le differenze nei costi di custodia dei figli, nelle spese abitative, nel reddito e nel sostegno pubblico possono determinare se una famiglia riesce a mantenersi finanziariamente stabile.
I risultati arrivano mentre prosegue il dibattito sui «working poor invisibili» del Paese. Il modello occupazionale svizzero non protegge tutte le economie domestiche dalle difficoltà, in particolare quando le responsabilità familiari e il costo della vita riducono il margine disponibile nel bilancio mensile.
Fissare una soglia minima nazionale per il sostegno alle famiglie
Il sostegno alle famiglie può variare notevolmente da un Cantone all’altro. La Rete svizzera per i diritti del bambino afferma che l’aiuto ricevuto da una famiglia dipende dal Cantone di residenza e dal suo statuto di soggiorno, dando vita a un insieme frammentato di prestazioni anziché a una base minima nazionale uniforme.
Questa struttura federalista incide su aspetti pratici della vita familiare. Le prestazioni, i servizi di consulenza e l’accesso al sostegno possono essere organizzati in modo diverso nei vari sistemi cantonali. Di conseguenza, una famiglia che affronta le stesse difficoltà finanziarie può trovarsi confrontata con regole diverse a seconda del luogo in cui vive. La fonte non mette i Cantoni in una graduatoria né indica lacune regionali specifiche, ma sottolinea che il luogo di residenza è un fattore determinante per l’accesso agli aiuti.
La rete chiede al governo federale di stabilire standard minimi validi in tutta la Svizzera per le prestazioni a favore delle famiglie. Chiede inoltre obiettivi nazionali vincolanti e verifiche periodiche per misurare se le politiche riducono la povertà infantile. Queste proposte fornirebbero alla Svizzera un quadro comune, lasciando ai Cantoni la possibilità di amministrare i servizi.
Una strategia nazionale renderebbe inoltre più semplice verificare le responsabilità. Le autorità pubbliche potrebbero confrontare i risultati, individuare i programmi efficaci e affrontare le lacune che restano nascoste quando i dati e i sistemi di sostegno sono suddivisi tra diverse giurisdizioni.
Monitorare come la povertà incide sulla vita dei bambini
Secondo la rete, la povertà infantile danneggia le opportunità che contribuiscono a plasmare il futuro di un bambino. La sua presa di posizione collega le difficoltà finanziarie all’istruzione, allo sviluppo, alla salute e alla partecipazione sociale. Questi effetti possono accumularsi quando i bambini non hanno un accesso stabile ad attività, risorse per l’apprendimento o alle condizioni necessarie per partecipare insieme ai loro coetanei.
L’organizzazione chiede di inserire una componente specifica dedicata ai bambini nel Sistema nazionale di monitoraggio della povertà svizzero. Una componente di questo tipo renderebbe visibili i bambini nei dati nazionali e consentirebbe ai responsabili politici di seguirne direttamente la situazione, invece di considerarli soltanto come membri di un’economia domestica.
La rete richiama inoltre l’attenzione sulle lacune più ampie nei dati relativi alle politiche per i diritti dell’infanzia. Afferma che alla Svizzera mancano ancora informazioni essenziali sui bambini collocati fuori dalla famiglia e sui motivi alla base delle misure di protezione dell’infanzia. Senza queste informazioni, le autorità dispongono di meno elementi per valutare i bisogni, assegnare risorse e verificare l’impatto degli interventi.
L’appello arriva cinque anni dopo le raccomandazioni del Comitato ONU sui diritti dell’infanzia. Secondo la rete, tali raccomandazioni non sono ancora state attuate in modo soddisfacente. A suo avviso, le valutazioni d’impatto sui diritti dell’infanzia si limitano a essere menzionate nelle direttive ufficiali concernenti i messaggi, invece di diventare una componente sistematica del processo decisionale federale.
Offrire ai bambini un canale indipendente per chiedere aiuto
L’ombudsman per i diritti dell’infanzia resta una prova decisiva della risposta della Svizzera. Secondo la Rete svizzera per i diritti del bambino, nel 2020 il Parlamento ha conferito un mandato chiaro per istituire un simile ufficio. Durante la successiva consultazione, una netta maggioranza si è espressa a favore di un organismo indipendente che potesse consigliare i bambini individualmente e svolgere, se necessario, una funzione di mediazione.
La rete afferma che il governo federale sta portando avanti un modello più debole, che esclude queste funzioni. Definisce la proposta «una soluzione annacquata», perché non offrirebbe la consulenza individuale e la mediazione di cui i bambini possono avere bisogno nei rapporti con le autorità o i sistemi di protezione.
La controversia si affianca alle cifre sulla povertà. Le famiglie sotto pressione finanziaria devono spesso orientarsi tra diverse istituzioni, tra cui scuole, servizi sociali e autorità di protezione dell’infanzia. Un ufficio indipendente con un mandato chiaro potrebbe aiutare i bambini a capire i propri diritti e offrire loro un canale a cui rivolgersi per chiedere consiglio quando gli adulti o le istituzioni non riescono a risolvere un problema.
Le richieste più ampie della rete combinano quindi sostegno al reddito e responsabilità. La rete vuole obiettivi nazionali misurabili, verifiche periodiche, dati migliori e standard minimi. L’approccio del governo all’ombudsman mostrerà fino a che punto è disposto a estendere, nell’ambito di questo quadro, il sostegno indipendente ai bambini.
Trasformare le cifre in misure concrete e verificabili
La risposta proposta metterebbe gli obiettivi nazionali al centro della politica svizzera contro la povertà. La Rete svizzera per i diritti del bambino vuole che il governo federale vada oltre gli impegni generici e definisca obiettivi verificabili nel tempo. La fonte non specifica livelli-obiettivo o scadenze, perciò la definizione di queste misure resta aperta.
Una strategia nazionale dovrebbe collegare diversi ambiti della politica familiare: prestazioni finanziarie, accesso ai servizi, monitoraggio e diritti dell’infanzia. Dovrebbe inoltre tenere conto delle diverse pressioni che gravano sulle famiglie monoparentali e numerose, riconoscendo al contempo che lo statuto di soggiorno influisce sull’accesso al sostegno.
L’entità della stima offre un chiaro punto di partenza al dibattito: 114’000 bambini in condizioni di povertà e altri 315’000 a rischio. La rete afferma che questi bambini hanno bisogno di politiche che tutelino il loro tenore di vita e preservino l’accesso all’istruzione, alla salute, allo sviluppo e alla partecipazione sociale.
Le prossime decisioni spetteranno alle autorità federali e cantonali. Saranno loro a stabilire se la Svizzera misurerà la povertà infantile come questione nazionale a sé stante, fisserà standard comuni per le famiglie e creerà un meccanismo indipendente attraverso il quale i bambini possano chiedere consulenza e mediazione.