Svizzera
Le proteste per Gaza richiamano migliaia di persone nelle città svizzere, scontri a Losanna
Sabato migliaia di persone hanno manifestato a Zurigo e Losanna contro la guerra a Gaza. A Zurigo le manifestazioni si sono svolte pacificamente, mentre a Losanna manifestanti mascherati hanno danneggiato un edificio dell’UBS e si sono scontrati con la polizia, che ha fatto uso di gas lacrimogeni.

Sabato 10 ottobre 2026, circa 2’000 persone si sono riunite a Losanna mentre le manifestazioni contro la guerra a Gaza si diffondevano nelle città svizzere. I manifestanti si sono ritrovati alle 15 in Place de la Riponne, prima di attraversare la zona della stazione ferroviaria e raggiungere nel tardo pomeriggio l’Esplanade de Montbenon.
La manifestazione di Losanna ha riunito sostenitori della causa palestinese provenienti da tutta la Svizzera romanda. Tra gli organizzatori figuravano il collettivo Lausanne-Palestine e l’Association Palestine, con il sostegno di gruppi come il collettivo dello Sciopero femminista UNIL-EPFL e l’Action antifasciste Lausanne.
Per gran parte della giornata la manifestazione è rimasta pacifica. La tensione è salita in Place St-François, dove persone mascherate hanno infranto vetrine, lanciato vernice rossa e imbrattato con graffiti un edificio dell’UBS, secondo quanto riferito dalla polizia di Losanna. Un giornalista di Keystone-ATS ha riferito che sono stati lanciati petardi anche contro la polizia. Gli agenti hanno risposto con gas lacrimogeni.
Migliaia di persone hanno partecipato anche a una manifestazione pro-palestinese a Zurigo. L’evento si è svolto pacificamente, mettendo in luce le diverse condizioni delle manifestazioni tenutesi lo stesso giorno in Svizzera. In seguito, la polizia di Losanna ha dichiarato che la situazione era sotto controllo.
La polizia contiene gli scontri a Losanna
A Losanna circa 60 manifestanti mascherati sono entrati direttamente in conflitto con la polizia. Lo scontro è avvenuto in Place St-François, dopo che è stato segnalato il danneggiamento di un edificio dell’UBS. Sono state infrante vetrine, è stata lanciata vernice rossa e sono stati tracciati graffiti sulla facciata della banca, ha riferito la polizia di Losanna all’agenzia Keystone-ATS.
L’uso di maschere e petardi ha segnato un netto cambiamento nel carattere della manifestazione. Secondo un giornalista di Keystone-ATS presente sul posto, i manifestanti hanno lanciato petardi contro gli agenti. La polizia ha fatto uso di gas lacrimogeni per disperdere o contenere il gruppo.
Un portavoce della polizia ha dichiarato: «Abbiamo la situazione sotto controllo». La notizia di partenza non forniva dettagli su arresti, feriti o costi dei danni materiali. Non identificava neppure i responsabili degli atti vandalici.
L’episodio mette in evidenza una tensione ben nota in Svizzera: le manifestazioni sono tutelate come forma di espressione politica, ma la polizia e la procura possono intervenire quando vengono danneggiati beni o vengono lanciati oggetti contro gli agenti. A Losanna, l’intervento ha trasformato una manifestazione in gran parte politica in un’operazione di mantenimento dell’ordine pubblico protrattasi fino al pomeriggio.
Gli organizzatori contestano la neutralità svizzera
Con la marcia di Losanna, gli organizzatori hanno accusato la Svizzera di rendersi complice della condotta di Israele a Gaza. Le loro dichiarazioni denunciavano quella che definivano la «complicità della Svizzera nel genocidio, nella carestia e nella colonizzazione» di Gaza e dei territori palestinesi occupati. Uno striscione riportava il messaggio: «Neutralità macchiata di sangue».
I gruppi hanno chiesto al governo svizzero di imporre sanzioni a Israele. A loro avviso, l’inazione di Berna, le giustificazioni addotte per la condotta israeliana e le modifiche alla legislazione sul commercio di armi rendono le autorità responsabili della violenza contro i palestinesi. Si tratta di affermazioni politiche degli organizzatori, non di conclusioni accertate nel resoconto di Keystone-ATS.
La manifestazione ha inoltre messo in luce le divisioni all’interno della sinistra svizzera. Gli organizzatori hanno esortato alcuni esponenti politici di sinistra ad andare oltre quella che definivano retorica moralistica e a sostenere attivamente la resistenza palestinese. La coalizione riuniva gruppi femministi e antifascisti e organizzazioni solidali con la Palestina.
Il messaggio della manifestazione riflette un dibattito più ampio in Svizzera sulla neutralità, le esportazioni di armi, le sanzioni e le responsabilità del Paese secondo il diritto internazionale. Lo stesso dibattito è arrivato anche a Ginevra, dove si continua a discutere di indagini su presunti crimini legati alla guerra.
Il dibattito torna a Berna
Le proteste di sabato hanno riportato nelle piazze svizzere il dibattito sulla politica a Gaza, con scene molto diverse a Zurigo e Losanna. A Zurigo, migliaia di persone hanno manifestato senza che venissero segnalati episodi di violenza. A Losanna, alle rivendicazioni politiche della manifestazione sono seguiti atti vandalici e scontri tra manifestanti mascherati e polizia.
Questa differenza è rilevante per le città che si preparano a gestire altre manifestazioni. Gli organizzatori di Losanna hanno cercato di mobilitare sostenitori in tutta la Svizzera romanda, mentre la polizia ha dovuto intervenire in seguito ai danni a una banca importante e al lancio di oggetti contro gli agenti. Il resoconto di partenza non indica che l’episodio di Losanna rappresentasse il comportamento della folla nel suo insieme.
Per le autorità svizzere, le proteste continueranno a porre l’accento sull’equilibrio tra sicurezza pubblica e diritto di manifestare. Le argomentazioni degli organizzatori continueranno inoltre a mettere alla prova la posizione di Berna sulla neutralità, le sanzioni e le regole sul commercio di armi, mentre prosegue l’attenzione internazionale sulla guerra a Gaza.
I prossimi passi saranno di natura procedurale e politica. Le indagini della polizia dovranno accertare le responsabilità per i danni e gli scontri. Il Parlamento e il Consiglio federale continueranno a subire pressioni dagli attivisti che chiedono una linea più dura nei confronti di Israele, mentre la politica del governo resterà oggetto di contestazione nelle città svizzere.