Crans-Montana
Il sito dell’incendio mortale di Crans-Montana «non riaprirà mai come bar», previsto un memoriale
Sei mesi dopo il tragico incendio di Capodanno, il presidente del governo cantonale Christophe Darbellay ha confermato che il bar Le Constellation non riaprirà più nella sua forma precedente. Si spera di destinare il sito ai giovani e si prevede di realizzare un memoriale in onore delle vittime.

Quarantuno vite si sono spente in una sola notte e il governo vallesano si sta assicurando che il luogo di tanto orrore non serva mai più un altro drink. Christophe Darbellay, presidente del governo cantonale vallesano, ha preso una decisione definitiva: il bar Le Constellation è chiuso per sempre. Sei mesi dopo l’incendio di Capodanno che ha sconvolto la comunità sciistica internazionale, le autorità passano dal lutto a una riconversione radicale del sito. Non si tratta soltanto di una chiusura, ma di una presa di posizione morale contro la commercializzazione di un luogo di morte. Lo spazio, un tempo simbolo degli eccessi d’alta quota, perderà per sempre la licenza per la vendita di alcolici. La visione di Darbellay è chiara e senza compromessi: il sito deve essere restituito ai giovani, trasformando un luogo di immensa perdita in uno spazio dedicato alla comunità e alla crescita. Le cicatrici sul territorio di Crans-Montana restano visibili, ma questa decisione segna un cambiamento decisivo nel modo in cui la Svizzera affronta l’eredità delle sue più devastanti tragedie recenti.
Stelline scintillanti e schiuma: una combinazione mortale
Quarantuno persone hanno perso la vita a causa di un singolo momento di negligenza durante i festeggiamenti. I procuratori hanno ricostruito gli ultimi istanti nel bar al piano interrato, rivelando una sequenza terrificante in cui la festa si è trasformata in una trappola mortale. Bottiglie di champagne decorate con stelline scintillanti accese sono state sollevate verso il soffitto, incendiando la schiuma fonoassorbente altamente infiammabile. Il fuoco non si è limitato a bruciare: in pochi secondi ha avvolto il piano interrato, intrappolando decine di adolescenti in una fornace tossica. Oltre 115 superstiti sono rimasti feriti, con conseguenze che li segneranno per tutta la vita, mentre 17 vittime non avevano ancora compiuto 17 anni. Questa catastrofe mette in luce il pericoloso divario tra l’ospitalità di lusso e le misure di sicurezza antincendio fondamentali. La rapidità con cui si è propagato il rogo evidenzia una grave carenza nelle infrastrutture del locale, trasformando una notte di festeggiamenti per il Capodanno nell’ora più buia della Svizzera nella memoria recente. L’inchiesta continua a far luce su come sia stato possibile che una tragedia così evitabile si verificasse in una delle nazioni considerate più «sicure» al mondo.
La giustizia alle prese con quattordici imputati
Quattordici persone sono ora nel mirino della giustizia svizzera, mentre si intensifica la ricerca dei responsabili. L’elenco degli imputati comprende esponenti di spicco dell’establishment, tra cui i comproprietari del bar, i coniugi Moretti, e diversi funzionari comunali. Darbellay è stato chiaro: «Ai giovani dobbiamo la verità». La pressione sull’amministrazione vallesana aumenta e il presidente avverte che non si possono escludere ulteriori accuse nei confronti delle autorità cantonali. I proprietari sostengono che le norme di sicurezza siano state rispettate, ma le 41 vittime indicano una grave carenza sistemica nei controlli. Questa battaglia legale non riguarda soltanto la negligenza: riguarda anche le «crepe nell’immagine della Svizzera» che la tragedia ha portato all’attenzione della stampa internazionale. Mentre i tribunali si preparano a un processo di proporzioni senza precedenti, le famiglie delle vittime chiedono più delle semplici scuse: esigono una revisione completa delle responsabilità in materia di sicurezza, che arrivi fino ai più alti livelli del governo regionale.
Onorare le vittime con un’eredità viva
A Crans-Montana verrà realizzato un memoriale, concepito per essere «bello, tranquillo e accessibile». Il progetto vuole offrire un luogo di raccoglimento alle famiglie, che hanno dichiarato che per loro «il 2026 non esiste». Il governo vallesano sta lavorando affinché il memoriale renda omaggio non soltanto alle 41 persone decedute, ma anche ai 115 feriti e ai coraggiosi soccorritori che hanno affrontato l’incendio. È già prevista per il 1° gennaio 2027 una grande cerimonia commemorativa, in occasione del primo anniversario della tragedia. L’evento sarà un momento di svolta per la regione, che passerà dallo shock ancora vivo per l’incendio a un ricordo permanente. Riconvertendo il sito per attività destinate ai giovani, il Cantone spera di ridare vita a un luogo segnato dalla morte. L’obiettivo è lasciare un’eredità viva: fare in modo che i nomi delle persone scomparse non vengano mai dimenticati e offrire alla prossima generazione di vallesani uno spazio sicuro in cui ritrovarsi. Tutta la Svizzera osserva Crans-Montana mentre cerca di rimarginare una ferita che forse non si chiuderà mai del tutto.