Svizzera
Il trattato franco-svizzero del 1516 entra nel registro del patrimonio dell’UNESCO
La Francia e la Svizzera hanno celebrato l’iscrizione del Trattato di Friburgo del 1516, noto come Pace perpetua, nel Registro della Memoria del mondo dell’UNESCO. La cerimonia ha segnato anche la prima riunione in 510 anni delle due copie originali del trattato.

Due copie originali di un trattato di pace di 510 anni sono tornate a Friburgo. Giovedì 3 settembre 2026, durante una cerimonia, Francia e Svizzera hanno celebrato l’iscrizione del Trattato di Friburgo del 1516, noto come Pace perpetua, nel Registro della Memoria del mondo dell’UNESCO.
Alla cerimonia hanno partecipato il presidente della Confederazione Guy Parmelin, il presidente del Governo friburghese Philippe Demierre e l’ambasciatrice di Francia in Svizzera Marion Paradas. L’evento ha posto al centro di una relazione diplomatica contemporanea, particolarmente stretta al di qua e al di là del Giura e del confine ginevrino, un documento della prima età moderna.
La riunione delle copie è stata il momento più tangibile della cerimonia. Per la prima volta in 510 anni, i due testi originali si sono trovati insieme nella città in cui i negoziatori avevano redatto e sigillato il trattato. Gli Archivi nazionali francesi hanno prestato la copia presentata a Parigi nel 1516 al re Francesco I dai rappresentanti dei Cantoni svizzeri.
Le autorità hanno esposto i documenti al pubblico. L’iscrizione dell’UNESCO conferisce al trattato una più ampia risonanza internazionale, conservando al contempo il suo forte legame locale con Friburgo, dove l’accordo fu concluso dopo una costosa sconfitta militare.
Marignano ha segnato la Pace perpetua
Il trattato seguì uno dei momenti più sanguinosi nelle relazioni tra Svizzera e Francia. Il 29 novembre 1516, la Confederazione svizzera e la Francia firmarono la Pace di Friburgo dopo la battaglia di Marignano, nell’Italia settentrionale. Secondo la ricostruzione storica citata da Swissinfo, i combattimenti causarono fino a 20’000 morti tra i soldati.
Marignano pose fine all’avanzata della Confederazione nei territori italiani. L’accordo obbligò gli Svizzeri a rinunciare a ulteriori espansioni in quelle zone e stabilì una pace che li impegnava a non prendere mai più le armi contro la Francia. Il patto contribuì a chiudere un periodo in cui la potenza militare svizzera aveva trascinato la Confederazione nel cuore dei conflitti europei.
Le condizioni dell’accordo rivelano anche le pressioni concrete che segnavano la diplomazia del XVI secolo. Dopo la battaglia, la Francia aveva bisogno di stabilizzare i rapporti con i Cantoni svizzeri, mentre la Confederazione doveva fare i conti con le conseguenze di una campagna che aveva causato pesanti perdite. Il patto stabilì regole di convivenza dopo le violenze, anziché lasciare la parte sconfitta senza un accordo politico.
Questa storia spiega perché entrambi i Paesi abbiano presentato l’iscrizione all’UNESCO come un gesto condiviso di memoria. Il documento registra l’esito militare, ma anche i negoziati che ne seguirono.
Parmelin lega il trattato al negoziato
Guy Parmelin ha posto il negoziato al centro del significato attuale del trattato. A Friburgo, il presidente della Confederazione ha affermato che il riconoscimento dell’UNESCO offre oggi al documento una «prospettiva più ampia». Lo ha descritto come un simbolo di come il negoziato possa impedire che una vittoria militare diventi un atto di umiliazione.
«Il documento simboleggia il fatto che il negoziato può impedire che una vittoria si trasformi in un’umiliazione», ha detto Parmelin, mentre Philippe Demierre e Marion Paradas assistevano.
Il commento riflette il posto del trattato nella memoria politica svizzera. La Svizzera richiama spesso la propria tradizione diplomatica attraverso esempi successivi di mediazione e compromesso federale. Il Trattato di Friburgo mostra però che questo approccio è emerso anche in momenti in cui le campagne militari avevano raggiunto i propri limiti. L’accordo non cancellò la sconfitta sul campo di battaglia, ma creò un quadro per superarla.
La cerimonia ha trasmesso anche un messaggio bilaterale. La decisione della Francia di prestare la copia conservata a Parigi negli Archivi nazionali ha permesso ai due Paesi di esporre nella città d’origine una fonte che condividono. Oggi i documenti offrono a ricercatori e pubblico una visione diretta del linguaggio giuridico che ha contribuito a definire per secoli le relazioni franco-svizzere.
L’UNESCO conferisce al trattato di Friburgo una risonanza mondiale
Il registro dell’UNESCO inserisce un documento friburghese nel patrimonio documentario mondiale. Il Registro della Memoria del mondo riconosce documenti e collezioni considerati importanti per la storia condivisa dell’umanità. Per la Svizzera, l’iscrizione dà visibilità internazionale a un trattato radicato nelle scelte politiche della Confederazione svizzera e nella storia diplomatica di una potenza vicina.
Il riconoscimento giunge mentre Francia e Svizzera continuano a gestire una fitta rete di relazioni politiche, economiche e culturali. Il trattato appartiene a un’Europa molto diversa, segnata da rivendicazioni dinastiche, alleanze tra Cantoni e campagne attraverso le Alpi. La sua conservazione offre tuttavia una testimonianza precisa di come due sistemi politici abbiano negoziato dopo una guerra.
L’accesso del pubblico alle copie riunite darà a questa storia anche una dimensione concreta. I visitatori potranno vedere i documenti che hanno viaggiato tra Friburgo e Parigi, compresa la copia consegnata a Francesco I dai delegati svizzeri nel 1516. Il loro ritorno è temporaneo, ma l’iscrizione dell’UNESCO assegna al trattato un posto duraturo nel patrimonio documentario internazionale.
Per Friburgo, l’evento rafforza inoltre il ruolo del Cantone come luogo d’origine del trattato e punto d’incontro tra la memoria storica svizzera e quella francese.