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Swiss Observer

La carenza di pediatri in Svizzera mette in luce forti disparità cantonali

Un nuovo studio rivela forti disparità regionali nell’accesso alle cure pediatriche in Svizzera: in alcuni Cantoni vi sono diverse volte più bambini per pediatra che in altri.

AI1 settembre 2026Il nostro processo editoriale
La carenza di pediatri in Svizzera mette in luce forti disparità cantonali
AISWI swissinfo.ch

In Svizzera vi è circa un pediatra ogni 1’600 bambini, ma questo dato nazionale nasconde realtà molto diverse per le famiglie. Uno studio dell’Università di Berna mostra che l’accesso alle cure dipende in larga misura dal Cantone in cui vive un bambino. A Ginevra vi è un posto di pediatra a tempo pieno ogni 750 bambini. In Appenzello Esterno, un posto equivalente serve 4’750 bambini. A Obvaldo si contano 4’150 bambini per posto.

Questi rapporti si traducono in esperienze molto diverse quando un bambino ha bisogno di un controllo di routine, di una vaccinazione, di un consiglio per una febbre persistente o di un appuntamento urgente. Le cifre si riferiscono ai posti a tempo pieno, non semplicemente al numero di medici: una distinzione importante in una professione in cui il lavoro a tempo parziale è molto diffuso.

I risultati, pubblicati il 1° settembre 2026, collocano la carenza di pediatri nel contesto federale della sanità svizzera. L’organizzazione cantonale, i livelli di remunerazione locali e la distribuzione degli studi medici influenzano tutti l’accesso alle cure. Una famiglia in una regione urbana ben servita può trovare diversi studi a portata di mano, mentre i genitori di un Cantone rurale possono avere una scelta molto più limitata. Lo studio è stato pubblicato su Swiss Medical Weekly dopo che i ricercatori hanno intervistato i membri della Società svizzera di pediatria che esercitano la professione.

La lotteria legata al luogo di domicilio

In Appenzello Esterno vi sono più di sei volte tanti bambini per posto a tempo pieno rispetto a Ginevra. Il confronto mostra l’entità del divario regionale, anche se non spiega l’esperienza di ogni singola famiglia. A Ginevra si contano 750 bambini per posto, contro 4’750 in Appenzello Esterno. Obvaldo si situa a 4’150.

La densità di popolazione è un elemento del quadro. I Cantoni urbani possono sostenere studi più grandi, reti di specialisti e collegamenti con i trasporti pubblici che facilitano il raggiungimento degli appuntamenti. Nelle zone rurali vi sono spesso bacini di pazienti più piccoli e meno studi, per cui i singoli medici devono coprire aree geografiche più vaste. Lo studio, tuttavia, indica che la geografia non è l’unico fattore. Ha rilevato che la densità di pediatri è maggiore dove i servizi medici sono remunerati meglio.

I livelli di remunerazione influiscono sulla decisione dei medici di aprire o mantenere uno studio, soprattutto quando aumentano i costi di gestione e il fabbisogno di personale. Lo studio non fornisce una graduatoria cantonale delle tariffe né calcola separatamente l’effetto di ciascuna differenza di remunerazione. La sua conclusione è più diretta: le condizioni finanziarie contribuiscono a determinare dove esercitano i pediatri.

Per le famiglie, il risultato può essere una lotteria legata al luogo di domicilio. Un trasloco oltre il confine cantonale può cambiare il tempo necessario per ottenere un appuntamento, anche se le esigenze mediche del bambino restano le stesse.

Contare le ore, non solo i medici

Lo studio segnala che l’87% dei pediatri lavora a tempo parziale, un dato che cambia il modo in cui il numero complessivo di medici si traduce in cure disponibili. Uno studio può avere diversi pediatri tra i propri collaboratori, ma offrire meno posti equivalenti a tempo pieno di quanto suggerisca il numero effettivo di medici. Questa distinzione è fondamentale per il confronto tra Cantoni proposto dallo studio.

Il lavoro a tempo parziale può favorire la permanenza nella professione, la vita familiare e una carriera medica sostenibile. Può anche ridurre il numero di appuntamenti disponibili in un dato giorno, soprattutto quando un Cantone ha già pochi studi. I ricercatori indicano l’elevata quota di lavoro a tempo parziale come uno dei fattori che contribuiscono alla carenza, insieme agli oneri amministrativi e alle aspettative crescenti dei genitori.

Il risultato non attribuisce la colpa ai medici o alle famiglie. Descrive un sistema in cui il tempo dedicato alla pratica clinica è conteso da scartoffie, coordinamento e altri compiti. I pediatri devono occuparsi di prevenzione, malattie acute e controlli successivi, rispettando al contempo requisiti di documentazione e organizzativi. Il materiale di partenza non quantifica le ore dedicate all’amministrazione, quindi non è possibile esprimerne l’effetto come totale nazionale separato.

La struttura della forza lavoro ha comunque una conseguenza pratica. La capacità della Svizzera va valutata in base ai posti equivalenti a tempo pieno e alla disponibilità di appuntamenti, non soltanto al numero di medici iscritti. È questo il dato con cui le famiglie si confrontano quando chiamano uno studio.

La pressione arriva fino a casa delle famiglie

Il lavoro amministrativo e le aspettative crescenti dei genitori riducono il tempo disponibile per le consultazioni. Lo studio dell’Università di Berna indica entrambi tra le cause della carenza segnalata dai pediatri. Non sostiene che i genitori siano responsabili del problema relativo alla forza lavoro. I medici riferiscono piuttosto richieste crescenti in materia di accesso, informazioni e rassicurazioni, mentre gli studi restano responsabili di un’ampia gamma di compiti clinici e organizzativi.

Per le famiglie, la pressione si manifesta spesso in una successione di telefonate senza risposta, agende piene e rinvii a studi in località vicine. Una consultazione di routine può trasformarsi in un esercizio logistico che coinvolge orari di lavoro, custodia dei figli e spostamenti. La fonte non fornisce un dato nazionale sui tempi d’attesa, perciò lo studio non può stabilire un ritardo medio per le famiglie. Le cifre cantonali mostrano perché è probabile che i tempi varino notevolmente a seconda del luogo.

Nelle zone con pochi pediatri, ogni assenza o riduzione dell’orario di lavoro ha un impatto maggiore sulla capacità. Quando non riescono a raggiungere uno specialista dell’infanzia, i genitori possono rivolgersi ai pronto soccorso o ai medici di famiglia, anche se lo studio non quantifica la frequenza di questa eventualità. La pressione rischia inoltre di rendere gli studi pediatrici meno attrattivi per i medici che desiderano carichi di lavoro sostenibili.

Ridurre la burocrazia e chiarire i canali appropriati per le cure di routine e urgenti potrebbe liberare tempo clinico. Lo studio individua le pressioni. Spetta ora ai responsabili politici misurare quali riforme migliorano l’accesso alle cure.

Rafforzare la capacità là dove serve ai bambini

La prossima risposta della Svizzera dovrà concentrarsi sui luoghi in cui sono disponibili le cure, sulla capacità che i medici possono offrire e sulle condizioni necessarie per mantenere sostenibili gli studi. Lo studio offre un chiaro punto di partenza: circa un pediatra ogni 1’600 bambini a livello nazionale, con rapporti che vanno dai 750 di Ginevra ai 4’750 di Appenzello Esterno. Queste cifre consentono ai Cantoni di individuare le zone in cui occorre intervenire per attirare e trattenere professionisti.

Ogni risposta dovrà tenere conto delle modalità di lavoro della professione. Poiché lo studio segnala che l’87% lavora a tempo parziale, formare più medici non produrrà automaticamente lo stesso numero di posti a tempo pieno. Una remunerazione migliore potrebbe incentivare l’apertura di studi nelle regioni meno servite, mentre una riforma amministrativa potrebbe permettere ai pediatri già attivi di dedicare più tempo ai pazienti. Lo studio non valuta misure politiche specifiche, quindi il loro probabile impatto deve ancora essere accertato.

Le autorità cantonali, gli assicuratori, le associazioni mediche e il governo federale controllano ciascuno parti diverse del sistema. Una pianificazione coordinata potrebbe monitorare i posti equivalenti a tempo pieno, la capacità di fissare appuntamenti e il fabbisogno regionale, invece di basarsi soltanto sulle medie nazionali.

Per le famiglie svizzere, la questione immediata resta concreta: un bambino riesce a farsi visitare da un pediatra senza dover affrontare un lungo viaggio o telefonare ripetutamente? Il nuovo studio mostra che l’accesso alle cure è già determinato in larga misura dal Cantone indicato nell’indirizzo di domicilio.