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Il Vallese chiede di poter eliminare due branchi di lupi dopo le perdite di bestiame
Il Vallese chiede l’autorizzazione della Confederazione per abbattere due interi branchi di lupi, dopo che quest’estate 219 animali da reddito sono morti in 84 attacchi. La richiesta metterà alla prova l’approccio sempre più interventista della Svizzera nella gestione del lupo e l’equilibrio tra conservazione della specie e agricoltura di montagna.

Quest’estate il Vallese ha registrato 219 animali da reddito morti in 84 attacchi e ha chiesto a Berna l’autorizzazione per eliminare due interi branchi di lupi. La domanda, presentata all’Ufficio federale dell’ambiente a fine agosto, riguarda i branchi dell’Augstbord e della valle di Nanz, compresi i loro cuccioli.
La richiesta arriva mentre gli agricoltori di montagna riportano gli animali dagli alpeggi e la Svizzera entra nella quarta fase dell’attuale sistema di gestione del lupo. Il servizio cantonale della caccia, della pesca e della fauna selvatica ha confermato la domanda a Keystone-ATS il 5 settembre, dopo una notizia del Walliser Bote.
Le perdite si sono concentrate nelle due zone indicate nella richiesta. Le autorità hanno registrato 54 animali morti nell’Augstbord e 25 nelle zone di Nanz e Ganter. Queste cifre forniscono al governo federale un caso concreto per mettere alla prova la sua politica, che consente interventi preventivi più ampi contro i lupi mantenendo al contempo la specie protetta.
La decisione dell’UFAM è attesa entro metà settembre 2026. Nel frattempo, la richiesta del Vallese sottopone direttamente all’autorità nazionale competente per l’approvazione degli abbattimenti le pressioni concrete legate all’allevamento alpino.
Un branco dichiarato scomparso ricompare
Il branco dell’Augstbord è tornato dopo che lo scorso inverno erano stati abbattuti 14 lupi. Dopo quell’intervento le autorità lo avevano considerato sterminato, ma in seguito il monitoraggio ha individuato nella regione almeno tre nuovi cuccioli. Questo sviluppo è centrale nella tesi del Vallese, secondo cui il precedente intervento non ha fornito una soluzione duratura.
Anche il branco della valle di Nanz conta almeno tre cuccioli. La proposta cantonale prevede l’eliminazione completa di entrambi i gruppi. La richiesta va quindi oltre l’abbattimento di singoli animali collegati agli attacchi: chiede l’autorizzazione a eliminare interi branchi, compresi i giovani.
Le perdite di bestiame segnalate hanno reso la struttura dei branchi un elemento centrale del dibattito. I lupi si riproducono e ricolonizzano il territorio, per cui un branco sopravvissuto a un’operazione di abbattimento può ricostituirsi. Per gli agricoltori, ciò può lasciare le stesse aree di pascolo esposte nella stagione successiva. Per i responsabili della fauna selvatica, la ricomparsa di animali giovani rende più difficile stabilire quando un intervento locale abbia raggiunto il suo obiettivo.
Le informazioni di partenza non indicano i singoli agricoltori né precisano le specie di bestiame coinvolte. Definiscono però l’entità e la localizzazione delle perdite che il Vallese ha sottoposto all’esame dell’autorità federale.
I Cantoni spingono al limite gli interventi
Il Vallese chiede di eliminare completamente due branchi e propone abbattimenti parziali in altri due. A Nendaz e Isérables, dove sono stati registrati almeno cinque cuccioli, il Cantone intende abbattere due terzi dei nati quest’anno. Ha proposto la stessa proporzione per il branco di Les Toules.
Questo programma più ampio mostra come il Cantone applichi contemporaneamente diversi livelli di intervento. L’Augstbord e Nanz sarebbero oggetto di eliminazione completa. A Nendaz, Isérables e Les Toules si procederebbe invece a riduzioni mirate dei cuccioli. L’approccio segue la svolta della Svizzera verso misure preventive di controllo della popolazione di lupi, introdotte con le modifiche al sistema di gestione nel 2022.
Il Vallese non agisce da solo. Secondo Keystone-ATS, anche i Grigioni, il Ticino e San Gallo hanno emanato nuove ordinanze di abbattimento. Queste misure si inseriscono in una tendenza nazionale, in cui le autorità cantonali applicano le norme federali per reagire alle perdite di bestiame e alle preoccupazioni locali per la presenza del lupo.
L’UFAM deve ora valutare se le misure del Vallese soddisfano le condizioni per intervenire. La sua decisione indicherà fin dove può spingersi la politica svizzera, sempre più attiva, sul lupo, quando un Cantone chiede di eliminare interi gruppi familiari anziché singoli esemplari problematici.
La decisione dell’UFAM influenzerà la prossima stagione
La decisione dell’UFAM, attesa entro metà settembre, definirà il prossimo limite della gestione del lupo in Svizzera. Un’autorizzazione completa consentirebbe al Vallese di intervenire contro due branchi che, secondo la domanda cantonale, sono collegati a 79 animali da reddito morti nelle zone dell’Augstbord, di Nanz e di Ganter. Un rifiuto o un’autorizzazione più limitata costringerebbero il Cantone a ricorrere a misure meno incisive.
La decisione sarà seguita ben oltre i confini del Vallese. L’agricoltura di montagna dipende dalla protezione delle mandrie al pascolo lontano dai villaggi, mentre la conservazione del lupo dipende dal mantenimento di una popolazione vitale nelle Alpi svizzere. Le priorità contrapposte vengono ora gestite attraverso una procedura federale di approvazione: i Cantoni forniscono i dati locali sugli attacchi e l’UFAM stabilisce se gli abbattimenti proposti rispettano le norme nazionali.
Per il Vallese, la questione immediata riguarda la prossima stagione di pascolo e il rischio di nuovi attacchi nelle zone in cui i branchi si sono già ricostituiti. Per la Svizzera, il caso contribuirà a chiarire se gli abbattimenti preventivi possano contenere il numero di lupi senza trasformare gli interventi locali ripetuti in un ciclo permanente.
La risposta arriverà dopo che le perdite estive saranno state documentate, i branchi identificati e le richieste presentate. La decisione federale dovrebbe fornire il prossimo riscontro concreto sull’equilibrio tra protezione della fauna selvatica e agricoltura alpina in Svizzera.