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Swiss Observer

La sorpresa dell’inflazione svizzera mette sotto pressione la prossima decisione della BNS

In agosto l’inflazione svizzera è salita allo 0,8%, superando tutte le previsioni di un sondaggio Bloomberg tra gli economisti e fornendo alla Banca nazionale svizzera un nuovo dato importante prima della decisione sui tassi di settembre.

AI4 settembre 2026Il nostro processo editoriale
La sorpresa dell’inflazione svizzera mette sotto pressione la prossima decisione della BNS
AISWI swissinfo.ch

In agosto l’inflazione svizzera ha raggiunto lo 0,8%, dando alla Banca nazionale svizzera un motivo in più per esaminare le pressioni sui prezzi prima della riunione di settembre. Secondo l’Ufficio federale di statistica, il tasso annuo è raddoppiato rispetto allo 0,4% di luglio ed è aumentato più rapidamente di tutte le stime formulate in un sondaggio Bloomberg tra 16 economisti.

Si tratta del ritmo d’inflazione più sostenuto in Svizzera dal settembre 2024. Il dato arriva inoltre in un momento delicato per la banca centrale. I tassi d’interesse della BNS sono pari a zero e i responsabili si aspettavano soltanto un lieve aumento temporaneo dei prezzi al consumo. Il dato di agosto rientra nella media trimestrale prevista dalla banca, ma la sorpresa rispetto alle attese del mercato offre ai responsabili politici un nuovo motivo per valutare se l’accelerazione si stia estendendo.

La recente debolezza del franco potrebbe ripercuotersi sui costi delle importazioni nell’economia svizzera. Questa settimana la valuta ha toccato il livello più basso dell’ultimo anno rispetto all’euro, prima di recuperare terreno dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione. Un franco più forte può ridurre il costo dei beni importati, mentre un franco più debole può rincarare carburanti, prodotti alimentari intermedi e beni manufatti.

La BNS deve ora valutare un’unica forte variazione mensile alla luce dei dati su salari, crescita e prezzi di fondo. Questa valutazione influirà sulle attese per la decisione di settembre e sull’andamento dei costi di finanziamento fino alla fine dell’anno.

L’energia rincara mentre le economie domestiche tengono d’occhio ogni franco

L’inflazione di fondo è salita allo 0,4% dallo 0,3%, segnando la prima accelerazione dell’anno e rafforzando il dato complessivo di agosto. L’inflazione di fondo esclude componenti volatili come l’energia ed è osservata attentamente per individuare eventuali segnali di pressioni sui prezzi più persistenti.

La composizione mensile è rimasta disomogenea. Il rincaro dei prodotti petroliferi ha spinto i prezzi verso l’alto, mentre il calo dei prezzi di abbigliamento e calzature ha compensato in parte questo effetto. I dati non delineano quindi un aumento generalizzato in tutte le categorie. L’aumento dell’inflazione di fondo fornisce comunque alla BNS più informazioni rispetto a un rincaro dovuto interamente ai carburanti.

Le economie domestiche percepiranno i dati in modo diverso. L’affitto resta una spesa importante per molte persone in Svizzera, mentre i costi dei trasporti e del riscaldamento possono variare rapidamente quando cambiano i prezzi dell’energia. Gli sconti sull’abbigliamento possono far scendere l’indice ufficiale senza alleviare la pressione sulle famiglie alle prese con spese più elevate per l’alloggio, le assicurazioni e i generi alimentari.

Il livello dei prezzi in Svizzera resta comunque contenuto rispetto agli standard internazionali. In agosto l’inflazione nell’area euro è salita al 3,3%, contro lo 0,8% dell’inflazione svizzera secondo la misura nazionale. In base alla metodologia europea armonizzata, la Svizzera ha registrato lo 0,9%. Questo divario lascia alla BNS margine per procedere con cautela, anche se gli ultimi dati richiedono attenzione.

Il franco aggiunge un rischio valutario alla decisione

Il tasso di cambio del franco è diventato un elemento centrale del dibattito sull’inflazione. Dopo la pubblicazione dei dati, la valuta è salita a 0,9385 franchi per euro, recuperando terreno rispetto agli 0,9435 franchi di mercoledì. La variazione è avvenuta dopo un periodo di indebolimento del franco rispetto all’euro, durante il quale la valuta aveva toccato il livello più basso dell’ultimo anno.

Le oscillazioni valutarie contano in modo particolare per un’economia che importa energia, beni di consumo e prodotti intermedi industriali. Un franco più debole può far aumentare i costi per le imprese e le economie domestiche svizzere, mentre gli esportatori possono beneficiare di una migliore competitività dei prezzi all’estero. Un franco più forte può attenuare l’inflazione importata, ma può anche ridurre il valore in franchi dei ricavi realizzati all’estero dai produttori svizzeri e dalle aziende farmaceutiche.

Il conflitto in Medio Oriente ha complicato questa valutazione. All’inizio dell’anno, secondo quanto riportato, un’impennata della domanda di franchi ha preoccupato a tal punto la BNS da indurla a intervenire per contenere il rafforzamento della valuta. Finora la Svizzera ha evitato lo shock inflazionistico pienamente osservato nei Paesi vicini, dove i prezzi dell’energia e di altri beni di consumo sono aumentati molto più rapidamente.

I responsabili devono stabilire se il dato di agosto rifletta effetti temporanei dell’energia, il trasferimento del cambio sui prezzi o una più ampia ripresa della domanda interna. La distinzione è importante per la politica monetaria. Un rincaro importato di breve durata richiede una risposta diversa da pressioni persistenti su salari, affitti e servizi.

Le esportazioni offrono alla BNS ulteriori elementi sulla crescita

Nel secondo trimestre la produzione economica svizzera è cresciuta dell’1,5%, al netto dell’effetto dei grandi eventi sportivi, secondo il dettaglio dei dati riportato dalla fonte. Il risultato è stato cinque volte superiore alle attese degli economisti e offre alla BNS un altro motivo per valutare se l’economia possa assorbire una politica meno accomodante.

La crescita è stata trainata dalle esportazioni, in particolare nei settori farmaceutico e chimico. Il contributo dell’industria manifatturiera ha superato quello dei servizi, un andamento insolito per la Svizzera. Anche la spesa pubblica ha superato i consumi privati per il terzo trimestre consecutivo. I dati mostrano dinamismo in settori importanti per il commercio estero del Paese, ma non dimostrano che la domanda delle economie domestiche sia eccessiva.

Un ulteriore sostegno potrebbe arrivare da un accordo commerciale con la Cina. L’intesa, che deve ancora essere ratificata, eliminerebbe quasi tutti i dazi sui beni svizzeri esportati nella maggiore economia asiatica. Tra i prodotti che dovrebbero beneficiare dell’accesso esente da dazi figurano orologi, prodotti farmaceutici e strumenti di precisione.

Secondo la fonte, anche i salari aumentano più rapidamente dei prezzi al consumo, migliorando il potere d’acquisto dei lavoratori ma potenzialmente facendo salire nel tempo i costi dei servizi. In agosto l’attività manifatturiera ha superato le attese e un indicatore anticipatore della crescita ha raggiunto il livello più alto degli ultimi cinque anni. Nel loro insieme, questi dati complicano qualsiasi ipotesi secondo cui la debole inflazione rifletta un’economia uniformemente debole.

La decisione di settembre metterà alla prova i tassi a zero

La BNS prevede ancora che l’inflazione resti nella fascia obiettivo compresa tra lo 0% e il 2%. Con i tassi a zero, la banca centrale ha previsto una media trimestrale destinata a raggiungere il picco dello 0,8% all’inizio del prossimo anno. Il dato di agosto si colloca quindi al limite superiore di questa previsione a breve termine, pur restando basso rispetto all’inflazione nell’area euro.

La decisione di settembre dipenderà dall’equilibrio tra la sorpresa del dato e le prospettive più ampie. I responsabili potrebbero considerare i dati di agosto una conferma dell’atteso aumento temporaneo. Potrebbero anche concentrarsi sulla crescita superiore alle attese, sull’indebolimento del franco e sull’aumento dell’inflazione di fondo, valutando se in futuro i tassi debbano salire.

Gli economisti citati dalla fonte si sono chiesti se il dato mensile rappresenti un’accelerazione sostenibile o un’eccezione. La risposta dipenderà dai prossimi dati su affitti, servizi, energia e beni importati, oltre che dagli accordi salariali e dal tasso di cambio. Un singolo dato mensile raramente determina da solo la politica monetaria svizzera.

Per le economie domestiche l’effetto immediato è limitato, poiché il tasso annuo resta basso. Per le imprese e i mercati, la sorpresa modifica le informazioni disponibili prima della riunione della BNS prevista più avanti questo mese. Gli investitori seguiranno con attenzione le parole della banca per individuare eventuali cambiamenti nella valutazione dei rischi d’inflazione e nei tempi di un possibile aumento dei tassi.