parità di genere
Il divario salariale di genere in Svizzera scende a un nuovo minimo
Nel 2024 il divario salariale tra donne e uomini in Svizzera si è ridotto al livello più basso mai registrato: in media, le donne hanno guadagnato il 15.7% in meno rispetto agli uomini, contro il 16.2% del 2022. È diminuita anche la parte non spiegata, ma nell’economia svizzera resta una differenza considerevole.

Nel 2024 le donne hanno guadagnato il 15.7% in meno rispetto agli uomini, la differenza media più bassa mai registrata in Svizzera. Il dato, pubblicato dall’Ufficio federale di statistica (UST), segna un’ulteriore riduzione rispetto al 16.2% del 2022 e prosegue una tendenza che ha portato il divario nazionale dal 19.0% del 2018 al 18.0% del 2020.
Il calcolo riguarda l’economia svizzera, sia i datori di lavoro privati sia quelli pubblici. Si basa sui salari mensili lordi standardizzati per un impiego a tempo pieno, così da consentire il confronto tra persone che lavorano con orari diversi. La misura rileva la differenza tra i guadagni medi di donne e uomini e tiene conto anche delle professioni, dei settori, dell’anzianità di servizio e delle modalità d’impiego.
Questa distinzione è importante in Svizzera, dove donne e uomini sono ancora rappresentati in modo diseguale nei diversi settori e nelle posizioni dirigenziali. Le differenze salariali tendono ad ampliarsi con l’anzianità e le donne hanno più spesso interruzioni di carriera o lavorano a tempo parziale, spesso per occuparsi dei figli. Il dato generale descrive quindi il mercato del lavoro nel suo insieme, non un singolo caso di disparità salariale.
Il nuovo minimo offre a responsabili politici e datori di lavoro un’indicazione chiara dei progressi compiuti. Nell’economia resta tuttavia una differenza considerevole, concentrata soprattutto in alcuni settori e ai livelli dirigenziali più alti.
La differenza non spiegata si riduce, ma resta
Il divario corretto è sceso al 6.5%, rispetto al 7.0% del 2022. Si tratta della parte che rimane dopo che l’UST tiene conto di caratteristiche osservabili come formazione, esperienza professionale, anzianità di servizio, professione, settore e livello gerarchico. In termini monetari, la differenza media era di CHF 640 al mese, contro CHF 657 di due anni prima.
La parte residua è spesso definita divario non spiegato. Indica una differenza tra donne e uomini con caratteristiche registrate altrimenti comparabili, ma non costituisce una misura diretta della discriminazione. I dati non rilevano pienamente la produttività individuale, le mansioni dettagliate, il comportamento nelle trattative salariali, le competenze linguistiche, la formazione supplementare, l’esperienza dirigenziale o le esigenze precise di una funzione.
Anche le ipotesi statistiche e la struttura del modello possono influire sul risultato. Una quota non spiegata più bassa è quindi un indicatore significativo, ma va interpretata con cautela. Il diritto svizzero vieta di pagare una donna meno solo perché è madre, ma interruzioni di carriera, riduzione dell’orario di lavoro o passaggio a una funzione meno retribuita possono incidere sull’esperienza e sul salario senza costituire automaticamente una discriminazione illecita.
Il dato corretto offre ai datori di lavoro un ambito d’intervento più preciso. Porta l’attenzione oltre le medie generali della forza lavoro, concentrandola sulle assunzioni, le promozioni, le pratiche di determinazione dei salari e i criteri di valutazione delle funzioni nelle singole organizzazioni.
I dati per settore mostrano dove il divario si amplia
Nel settore finanziario e assicurativo il divario ha raggiunto il 30.6%, quasi quattro volte il 7.9% registrato negli alberghi e ristoranti. Nel settore privato la media è diminuita solo lievemente, passando dal 17.5% del 2022 al 17.2% del 2024, ma nasconde notevoli differenze tra i vari settori.
Nel commercio al dettaglio il divario era del 16.9%, mentre nell’industria meccanica ha raggiunto il 17.2%. Questa forbice mostra perché un unico dato nazionale non possa descrivere l’esperienza di tutte le persone che lavorano in Svizzera. I settori differiscono per strutture salariali, composizione delle professioni, accesso alle funzioni dirigenziali, sistemi di bonus e modelli di lavoro a tempo parziale. La composizione della forza lavoro può influire sul confronto complessivo ancor prima di esaminare i singoli salari.
Nel settore pubblico si è registrato un miglioramento più marcato. Tra Confederazione, Cantoni e Comuni, il divario medio è sceso al 12.8% nel 2024, dal 13.8% del 2022, 15.1% del 2020 e 18.1% del 2018. I datori di lavoro pubblici applicano classificazioni salariali e procedure di assunzione più formalizzate, anche se restano differenze considerevoli tra professioni e livelli di responsabilità.
Per le aziende svizzere, i dati settoriali indicano un compito concreto: esaminare i salari in funzioni comparabili e poi verificare chi accede alle posizioni meglio retribuite. I progressi a livello nazionale possono coesistere con divari persistenti nei settori in cui promozioni, bonus e anzianità hanno il maggiore peso finanziario.
Dirigenza e dimensioni aziendali cambiano il quadro
Tra le donne in posizioni dirigenziali il divario non spiegato era del 12.4%, contro il 6.1% tra le persone senza responsabilità dirigenziali. Il dato per l’alta dirigenza è salito dal 10.6% del 2022, confermando che i ruoli di leadership sono uno dei punti critici più evidenti nei dati più recenti.
La dimensione dell’azienda ha mostrato un quadro diverso. Nelle imprese con meno di 20 persone occupate, il divario non spiegato è salito leggermente all’8.6%, dall’8.4% del 2022. Nelle aziende con almeno 1’000 persone occupate è sceso al 5.8%, contro il 6.8% di due anni prima. Le organizzazioni più grandi possono disporre di fasce salariali più formalizzate, verifiche interne e sistemi di gestione delle risorse umane, ma le statistiche non stabiliscono perché il divario vari in funzione delle dimensioni aziendali.
Anche il livello di formazione ha influito sul risultato. Tra le persone con un diploma di una scuola universitaria professionale o di un’Alta scuola pedagogica, il divario non spiegato era del 3.8%, il più basso tra i gruppi di formazione citati dall’UST. Tra chi aveva completato una formazione professionale, il dato era del 6.6%.
Questi andamenti portano sotto esame i processi di promozione e di definizione dei salari. Un’azienda può mostrare un divario medio relativamente contenuto mentre le donne restano sottorappresentate ai livelli dirigenziali più alti. Per contro, un ampio divario settoriale può dipendere in parte dalle diverse professioni e dai diversi livelli di esperienza. Per individuare dove emergono le differenze, i datori di lavoro devono monitorare sia l’intera forza lavoro sia le singole funzioni.
Le differenze di carriera si accumulano con l’età e la vita familiare
Il divario non spiegato è passato dal 2.2% tra le persone sotto i 30 anni all’8.3% tra quelle sopra i 50. Si osserva una differenza simile in base allo stato civile: 2.7% tra le persone non sposate, contro l’8.1% tra quelle sposate. I dati suggeriscono che percorsi professionali, responsabilità familiari e periodi lontani dal lavoro retribuito si accumulino nei guadagni nel corso dei decenni.
La maternità può essere uno dei fattori. Interruzioni di carriera, lavoro a tempo parziale e promozioni più lente possono frenare la crescita dei guadagni. Al rientro al lavoro può inoltre verificarsi un cambio di datore di lavoro o il passaggio a una funzione con orari più prevedibili e una retribuzione inferiore. Una ricerca citata nel materiale di partenza ha rilevato un divario legato alla maternità del 3.7% in uno studio che confrontava le madri con le donne senza figli.
I dati dell’UST non permettono di determinare in che misura le differenze legate all’età e allo stato civile dipendano dalla maternità, dalla discriminazione, dalla professione o da altri fattori. Non consentono neppure di distinguere tutte le scelte personali dai vincoli che le condizionano. Chi accetta una retribuzione più bassa in cambio di maggiore flessibilità può prendere una decisione ragionevole tra le possibilità disponibili, ma la conseguente penalizzazione professionale può comunque incidere sui guadagni nel corso della vita.
Il calo della media nazionale svizzera è quindi solo una parte della storia. La prossima sfida sarà capire se i datori di lavoro sapranno ridurre le differenze che persistono nei ruoli dirigenziali, favorire la continuità professionale dopo un congedo familiare e rendere più trasparenti le decisioni salariali, senza considerare il residuo statistico una prova definitiva di una condotta illecita.