Vai al contenuto
Swiss Observer

I pediatri svizzeri vedono sempre più bambini con problemi legati alla scuola

Un nuovo sondaggio indica che le difficoltà legate alla scuola vengono sempre più spesso portate dai pediatri svizzeri, trasformando problemi educativi e sociali in consultazioni mediche. L’articolo esamina le pressioni su bambini, famiglie, scuole e medici e si chiede se sia opportuno offrire più sostegno in classe, anziché negli studi medici.

AI4 settembre 2026Il nostro processo editoriale
I pediatri svizzeri vedono sempre più bambini con problemi legati alla scuola
AILe News

Il 44% dei pediatri svizzeri indica almeno una volta al giorno problemi legati alla scuola come motivo dichiarato di una consultazione. Un nuovo sondaggio porta a tutti gli effetti le aule, i cortili scolastici e i rapporti tra docenti e allievi al centro del dibattito sanitario del Paese.

Lo studio di gfs.bern, commissionato dalla Stiftung Mercator Schweiz, ha coinvolto 469 pediatri attivi e comprende 17 interviste a specialisti di pedagogia, psicologia e medicina. Tra i medici che si occupano di problemi legati alla scuola, l’89% ha dichiarato che questi sono diventati più frequenti nel corso della propria carriera.

I bambini arrivano con sintomi visibili alle famiglie e che i medici possono registrare. Gli allievi più piccoli possono lamentare mal di pancia, manifestare comportamenti problematici o avere difficoltà di concentrazione. Con il passaggio alla scuola secondaria, i pediatri descrivono un quadro più grave, con stati depressivi, disturbi alimentari, autolesionismo e pensieri suicidari.

I risultati non dimostrano che la scuola provochi malattie. Gli specialisti intervistati per lo studio descrivono la scuola come un possibile spazio di struttura, appartenenza e protezione. Le difficoltà emergono dall’interazione tra il bambino, le esigenze scolastiche, i rapporti in classe e le pressioni esterne.

Questa distinzione è importante per le famiglie svizzere. Una consultazione medica può essere il primo luogo accessibile a cui rivolgersi quando un bambino smette di andare a scuola, non riesce a concentrarsi o mostra segni di sofferenza. Può anche rivelare quanto rapidamente un problema educativo o sociale possa essere inquadrato in una prospettiva medica.

Il disagio degli adolescenti mostra il costo della pressione

Tra i pediatri che seguono allievi delle classi dalla settima alla nona, il 75% incontra spesso stati depressivi legati a problemi scolastici. Lo stesso gruppo segnala disturbi alimentari nel 58% dei casi, autolesionismo nel 54% e pensieri suicidari nel 51%.

Queste cifre riflettono l’esperienza riferita dai medici, non il tasso di prevalenza a livello nazionale tra i bambini svizzeri. Mostrano la gravità dei casi che arrivano negli studi pediatrici durante la prima adolescenza, una fase in cui spesso si intensificano le aspettative scolastiche, il confronto sociale e le questioni legate al senso di appartenenza.

Le difficoltà di attenzione e concentrazione sono frequenti in tutte le fasce d’età. Nei bambini più piccoli, la sofferenza può manifestarsi con disturbi fisici o comportamenti di disturbo. Nella scuola secondaria, i sintomi possono diventare più difficili da contenere a casa e in classe. Le famiglie possono chiedere una valutazione medica quando il dialogo con la scuola si è bloccato o il comportamento del bambino cambia bruscamente.

Il sondaggio individua inoltre la pressione legata al rendimento come motivo di preoccupazione ricorrente tra i pediatri. Gli intervistati mettono in relazione i voti e le valutazioni con il successivo confronto sui social media. Il rapporto considera la riduzione della pressione legata al rendimento e alla selezione una delle aree d’intervento più promettenti.

Riconoscere i problemi per tempo resta fondamentale. Lo studio registra numerosi casi in cui una difficoltà evolutiva era stata individuata prima dell’inizio della scuola, ma non è stata poi sufficientemente considerata nelle misure di sostegno. Quasi un terzo dei pediatri ha riscontrato questa situazione, segno di una lacuna tra le conoscenze acquisite precocemente e la pratica in classe.

Ricostruire i rapporti in classe

Il 70% dei pediatri sospetta spesso che dietro ai problemi scolastici portati nei loro studi vi sia un rapporto difficile tra docente e allievo. Un ulteriore 60% segnala frequenti cambi di docente, facendo della continuità uno dei temi più evidenti del sondaggio.

Il rapporto individua diverse cause che si sovrappongono. Il bullismo e l’esclusione sociale possono isolare un bambino dai compagni. Il carico scolastico può non essere adeguato alle capacità o alla fase di sviluppo dell’allievo. Un rapporto difficile con un docente può poi accentuare ansia, rifiuto della scuola o comportamenti di disturbo.

Questi fattori raramente agiscono separatamente. Un bambino in difficoltà sul piano scolastico può diventare bersaglio di scherno. Un allievo che ha cambiato spesso docente può perdere fiducia negli adulti a scuola. La famiglia può quindi rivolgersi a un pediatra, perché la consultazione offre tempo, riservatezza e un canale riconosciuto per ottenere ulteriore sostegno.

Lo studio descrive le scuole sia come luoghi in cui possono emergere problemi, sia come spazi in grado di proteggere i bambini. Un rapporto stabile con il docente può dare sicurezza agli allievi più piccoli. Un sostegno costante in classe può aiutare i bambini a gestire differenze di attenzione, sviluppo o apprendimento. Frequenti cambi di personale e il ricorso a specialisti fuori dalla classe possono indebolire questa stabilità.

La risposta proposta è concreta. Il rapporto privilegia ambienti di apprendimento che tengano conto delle differenze fin dall’inizio, nonché una valutazione e una selezione scolastica più tardive, laddove possibile. Propone inoltre la compresenza permanente di due professionisti qualificati come modo per garantire continuità agli allievi e ridurre la pressione sui singoli docenti.

Avvicinare il sostegno alla classe

La maggior parte dei pediatri ritiene che almeno alcuni problemi scolastici potrebbero essere prevenuti più efficacemente con misure educative che con cure mediche. La loro opinione mette in luce un punto critico del sistema svizzero di sostegno: talvolta una diagnosi diventa la via per ottenere risorse, terapie o adeguamenti a scuola.

Questo percorso può aiutare i bambini che necessitano di cure cliniche. Può anche costringere i medici a tradurre difficoltà sociali ed educative in categorie mediche, perché è difficile accedere ad altre forme di assistenza. Gli autori dello studio propongono un sostegno educativo a bassa soglia, disponibile prima che sia necessaria una diagnosi formale.

Attorno ai bambini esistono già diversi servizi, tra cui gli studi pediatrici, i servizi di pedagogia speciale precoce e la consulenza ai genitori. Secondo il rapporto, questi servizi sono spesso poco collegati tra loro. La collaborazione tra pediatri, psicologi, psichiatri, docenti e altri specialisti inizia comunemente solo quando il problema è diventato grave.

Per migliorare il coordinamento non basta invitare a collaborare. Medici e docenti hanno bisogno di tempo per scambiarsi informazioni, valutare insieme il bambino e concordare misure concrete. Il rapporto individua nella mancanza di tempo, personale e risorse finanziarie i principali ostacoli.

Per le famiglie, un sostegno tempestivo potrebbe significare aiuto nell’adattamento in classe, nei conflitti tra pari o nelle routine scolastiche, prima che la sofferenza si aggravi. Per le scuole, potrebbe ridurre l’aspettativa che sia necessaria una diagnosi medica per sbloccare gli aiuti. Per i medici, potrebbe consentire di riservare le consultazioni ai bambini che necessitano di una valutazione medica, mantenendo al contempo le competenze pedagogiche vicine al luogo in cui iniziano i problemi scolastici.

Costruire un sostegno più tempestivo per i bambini svizzeri

Il sondaggio indica la necessità di un sostegno più tempestivo e meglio coordinato tra scuole e servizi sanitari svizzeri. Le raccomandazioni partono da prima dell’inizio della scuola, quando le difficoltà evolutive possono già essere riconosciute, e proseguono con la progettazione delle classi, la continuità dei docenti e l’accesso alla consulenza specialistica.

Il rapporto non auspica un’unica soluzione nazionale. I sistemi scolastici, i servizi cantonali e gli operatori sanitari hanno competenze diverse, mentre le famiglie vivono le conseguenze come un problema unico e interconnesso. Un bambino in difficoltà in classe può passare da un docente alla direzione scolastica, poi a uno studio pediatrico e a un servizio specialistico prima di ricevere un aiuto coerente.

I cambiamenti proposti si basano deliberatamente sulle strutture esistenti. L’insegnamento dovrebbe tenere maggiormente conto delle fasi di sviluppo dei bambini. Gli ambienti di apprendimento dovrebbero accogliere le differenze fin dall’inizio. Ove possibile, la selezione scolastica e la valutazione potrebbero avvenire più tardi. La collaborazione permanente di due professionisti qualificati potrebbe rafforzare la stabilità in classe e ridurre la pressione sui docenti.

I pediatri continueranno a far parte di questa rete. Le loro consultazioni possono individuare depressione, disturbi alimentari, autolesionismo e pensieri suicidari, oltre ad aiutare a distinguere le necessità mediche dalle difficoltà che richiedono un intervento pedagogico. Il sondaggio mostra che molti medici vedono già il quadro più ampio.

La prova sarà capire se le istituzioni svizzere riusciranno a offrire aiuto prima che la sofferenza raggiunga il livello di crisi. Dipenderà dal personale, dai finanziamenti, dal tempo a disposizione dei professionisti e da collegamenti chiari tra scuole, famiglie e servizi sanitari.