Cultura
È morto a 86 anni lo scrittore svizzero Gerold Späth
Lo scrittore svizzero-tedesco Gerold Späth è morto a 86 anni, poco prima di compierne 87. Noto per il linguaggio esuberante, l’umorismo nero e la critica al provincialismo svizzero, è stato una delle voci letterarie più originali del Paese negli anni Settanta e Ottanta.

Gerold Späth è morto il 14 ottobre 2026, all’età di 86 anni, mettendo fine alla vita di uno scrittore che ha dato alla letteratura svizzero-tedesca una delle sue voci più indisciplinate e riconoscibili. La sua famiglia ha comunicato la notizia del decesso a Lenos Verlag un giorno prima che la casa editrice pubblicasse il proprio omaggio. Späth avrebbe compiuto 87 anni due giorni dopo.
Lenos Verlag lo ha definito un «grande narratore». Il giudizio riflette la portata della sua presenza letteraria negli anni Settanta e Ottanta, quando i suoi romanzi si distinguevano per la densità linguistica, l’umorismo grottesco e la critica pungente alla vita sociale svizzera. Nei suoi scritti indagava la ristrettezza di vedute, la presunzione morale e i doppi standard che potevano celarsi dietro l’immagine idilliaca del Paese.
L’opera di Späth portava i segni di un’immaginazione fuori dal comune. L’editore la descriveva come caratterizzata da «opulenza barocca, piacere della lingua, umorismo crudo e malinconia abissale»: una combinazione che rendeva difficile collocarlo in un’unica tradizione letteraria. La sua morte priva la generazione che ha trasformato la prosa svizzero-tedesca moderna di una figura di primo piano.
Riscoprire l’esordio che ne definì lo stile
Späth pubblicò Unschlecht nel 1970, imponendosi subito con un esordio che Lenos Verlag considera ancora un capolavoro letterario. Il romanzo definì i tratti che avrebbero contraddistinto la sua fama: linguaggio esuberante, gusto per il grottesco e sguardo spietato sui comportamenti sociali.
Questa combinazione inserì Späth a pieno titolo nei dibattiti letterari del suo tempo. I suoi libri contestavano l’immagine patinata della Svizzera, mettendo a nudo abitudini provinciali e pose moralistiche. Scriveva dall’interno della lingua e della cultura del Paese, trasformandone al contempo le convenzioni in materia satirica. Ne risultò un’opera capace di essere comica, aspra e cupa nella stessa cornice immaginativa.
Critici e lettori accostarono Späth a diversi importanti autori europei del passato. Fu definito un nuovo Rabelais, un Grimmelshausen moderno e un Boccaccio svizzero. I paragoni sottolineavano il suo gusto per l’eccesso, l’interesse per le debolezze umane e la padronanza dell’invenzione comica. Evidenziavano inoltre l’insolita ambizione della sua prosa svizzero-tedesca.
Il suo primo romanzo uscì 56 anni prima della sua morte, ma la sua influenza resta centrale nel racconto della sua carriera.
Scoprire la Svizzera che metteva in discussione
Rapperswil ha plasmato il paesaggio che fa da sfondo alla scrittura di Späth. Nato nel 1939 sull’alto Lago di Zurigo, crebbe in una dinastia di costruttori d’organi. Questo contesto lo legava a una specifica tradizione svizzera di artigianato, musica e vita locale raccolta, anche se la sua narrativa attaccava il compiacimento che tali comunità potevano alimentare.
La Svizzera letteraria di Späth era raramente da cartolina. Nel mondo suppostamente idilliaco che lo circondava, prendeva di mira la ristrettezza di vedute, la presunzione morale e i doppi standard. Il suo metodo era tanto linguistico quanto tematico. Spingeva le parole verso l’eccesso comico, ricorreva all’umorismo crudo per incrinare le apparenze rispettabili e lasciava che la malinconia convivessse con il riso.
Questa miscela conferiva alla sua opera una posizione culturale distintiva. Späth scriveva nell’ambito svizzero di lingua tedesca, ma i temi che affrontava andavano oltre il colore regionale. La tensione tra rispettabilità pubblica e debolezza privata, tra appartenenza alla comunità e ribellione individuale, alimentava la sua narrativa.
Le origini a Rapperswil non lo confinarono alla letteratura locale. Gli fornirono i materiali sociali e culturali che trasformò in una critica più ampia della vita svizzera. Anche le origini familiari nel mondo della costruzione di organi offrivano un contrasto eloquente con la sua prosa, più interessata a mettere in luce le dissonanze che all’armonia.
Tenere viva la sua lingua irriverente
Späth lascia una voce letteraria definita dall’eccesso e dall’inquietudine. L’omaggio di Lenos Verlag riconosce il valore della sua arte narrativa, mentre la descrizione del suo stile coglie le tensioni che hanno reso memorabile la sua opera: il piacere della lingua accanto all’umorismo crudo, la ricchezza barocca accanto a una profonda malinconia.
La sua carriera è importante per la cultura svizzera perché rifiutava la versione più facile dell’identità nazionale. Invece di riprodurre un’immagine idilliaca del Paese, usava la narrativa per esaminare abitudini e convinzioni che ne stavano alla base. Questa indagine diede ai suoi romanzi una vena critica, negli anni in cui diventò una delle voci di spicco della letteratura svizzero-tedesca.
L’annuncio dell’editore non presenta una bibliografia completa né precisa eventuali piani per nuove edizioni. Conferma però la presenza duratura dell’opera di Späth nel catalogo di Lenos e nella storia della letteratura svizzero-tedesca moderna. Chi si avvicina oggi ai suoi libri incontra uno scrittore la cui lingua chiede di essere ascoltata a pieno volume, con le sue battute, la sua esuberanza e le sue ombre intatte.
La morte di Späth mette fine a una lunga vita dedicata alla letteratura. I suoi libri restano testimonianza della forza con cui la narrativa svizzera può contestare le storie che un Paese racconta di sé.