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Archeologi di Basilea scoprono un raro sistema di riscaldamento medievale

Un sistema medievale di riscaldamento ad aria calda, scoperto sotto l’ex convento di Gnadental a Basilea, è descritto come un ritrovamento archeologico unico in Svizzera. Risalente al XIII o XIV secolo, il sistema rivestito in pietra utilizzava un focolare e una camera sotterranea per far circolare aria calda nell’edificio sovrastante.

AI24 settembre 2026Il nostro processo editoriale
Archeologi di Basilea scoprono un raro sistema di riscaldamento medievale
AISWI swissinfo.ch

Sotto un cantiere di Basilea è emerso un sistema di riscaldamento medievale, quasi intatto dopo secoli trascorsi sottoterra. Gli archeologi hanno rinvenuto la struttura durante i lavori di ristrutturazione al Petersgraben 52, nell’area dell’ex scuola professionale che un tempo faceva parte del complesso conventuale di Gnadental.

Il ritrovamento è costituito da una camera sotterranea rivestita in pietra e da un canale per il focolare sottostante. Il calore prodotto nel focolare passava attraverso la camera e saliva nel locale sovrastante tramite otto aperture richiudibili. I ricercatori ritengono che il sistema servisse il refettorio del convento, dove avrebbe fornito calore durante i mesi freddi di Basilea.

Il ritrovamento è importante perché in Svizzera si è conservato ben poco di questo tipo di infrastruttura medievale. Gli archeologi descrivono il sistema basilese come unico nel Paese, sottolineandone la conservazione quasi completa. Lo annoverano inoltre tra gli esempi più significativi in Europa.

Lo scavo ha riportato alla luce una parte nascosta della storia religiosa e architettonica di Basilea. I resti si trovavano sotto muri e pavimenti in malta di epoche successive, celati in un’area a lungo associata alla formazione professionale piuttosto che alla vita monastica medievale. La scoperta è stata annunciata mercoledì 23 settembre 2026, dopo che i lavori di ristrutturazione hanno portato alla luce la struttura.

Pietra, fuoco e otto aperture regolabili

Il sistema trasformava il fuoco in calore controllato grazie a un percorso sotterraneo progettato con cura. Sotto una camera rivestita in pietra si trovava un canale per il focolare, concepito per trattenere e distribuire il calore. L’aria calda saliva poi attraverso aperture richiudibili, che permettevano agli occupanti di regolare la quantità di calore diretta al locale sovrastante.

Questa disposizione rivela una conoscenza sofisticata dei flussi d’aria e dell’accumulo termico. Il fuoco restava sotto lo spazio abitato, mentre la camera e le aperture contribuivano a diffondere il calore nell’edificio. Secondo gli archeologi, il sistema era probabilmente collegato al refettorio del convento, un locale comune che doveva essere riscaldato in modo affidabile per le persone residenti e gli ospiti.

La datazione stimata della struttura, il XIII o XIV secolo, la colloca nel periodo di attività medievale di Gnadental. Per stabilirla sono stati considerati elementi architettonici e storici. Lo scavo non ha permesso di ricostruire nel dettaglio chi progettò o gestì il sistema, e i reperti disponibili non consentono di stabilire con quale frequenza venisse acceso.

Il suo stato di conservazione offre ai ricercatori un’occasione rara per studiare sul posto la tecnologia medievale di riscaldamento. Le murature in pietra, la camera sotterranea e le aperture sono ancora riconoscibili come parti di un unico sistema, anziché come frammenti sparsi riutilizzati in costruzioni successive. Questa completezza distingue il ritrovamento basilese da molti altri resti archeologici.

Un sito conventuale trasformato dalla storia di Basilea

Il sistema di riscaldamento collega un moderno progetto di ristrutturazione a oltre sette secoli di storia basilese. Il convento di Gnadental fu fondato attorno al 1231, fuori dalle mura cittadine dell’epoca, per i francescani. Circa due decenni più tardi, i francescani si trasferirono nel convento dei Barfüsser, fondato da poco, e il sito assunse una nuova funzione religiosa.

In seguito, gli edifici ospitarono monache cistercensi e clarisse. Nel 1279, il monastero adottò il nome di Gnadental, dopo che delle sorelle laiche provenienti da Gnadenthal, vicino a Niederwil in Argovia, si unirono alla comunità. Le clarisse rimasero nel convento fino alla soppressione del monastero durante la Riforma.

Il sito continuò a trasformarsi anche dopo la scomparsa della comunità religiosa. Nel 1573 fu costruito un granaio con materiali provenienti dall’ex convento, in particolare dalla sua chiesa. Verso la fine del XIX secolo, il granaio fu demolito per fare posto a una scuola professionale. Gli ultimi resti visibili del monastero scomparvero sotto le costruzioni successive.

Solo lo scavo attuale ha riportato alla luce una parte dell’antica area. Il sistema di riscaldamento costituisce una testimonianza concreta di come la comunità medievale utilizzasse i propri edifici, mentre gli strati circostanti documentano la trasformazione del sito da convento a deposito e poi a istituto di formazione.

Basilea intende conservare il sistema sul posto

I resti saranno integrati nel progetto di riqualificazione del Petersgraben 52, mantenendo il ritrovamento legato al presente di Basilea oltre che al suo passato. Le autorità e i responsabili del progetto hanno deciso di includere il sistema di riscaldamento nella ristrutturazione, anziché rimuoverlo dopo averlo documentato. Questo approccio permetterà di conservare un raro esempio di ingegneria medievale nella città in cui fu costruito e utilizzato.

Il ritrovamento conferma inoltre il valore del lavoro archeologico svolto parallelamente ai cantieri. Gli edifici moderni di Basilea ricoprono strati di storia religiosa, residenziale e commerciale. Al Petersgraben, i resti medievali sono sopravvissuti perché le costruzioni successive li hanno sepolti sotto pavimenti e muri, proteggendo il sistema dalla distruzione completa.

Con il progredire dei lavori di ristrutturazione, i ricercatori potranno esaminare i materiali e la disposizione della struttura. L’annuncio disponibile non precisa se il sistema sarà aperto regolarmente al pubblico né come verrà presentato. La sua integrazione nel progetto dovrebbe tuttavia permettere di includerlo nel racconto dell’edificio, anziché relegarlo come oggetto isolato nei depositi di un museo.

Per la Svizzera, la scoperta basilese aggiunge un raro tassello alla documentazione archeologica sul riscaldamento medievale. Porta inoltre la tecnologia quotidiana al centro del lavoro di tutela del patrimonio. Il sistema era stato costruito per riscaldare un locale comune e la sua conservazione offre oggi alla città un legame diretto con le consuetudini di una comunità religiosa scomparsa.